Adesso si tratta di inseguire le partite nelle notti italiane. Niente azzurri in campo, Montella naufraga, Ancelotti balbetta. I Mondiali sono lunghi trentanove giorni. E allora pensiamo a chi avremmo voluto veder giocare tanti anni fa: ricordo da Boomer, avete mai visto giocare George Best?

Testo e foto di Stefano Spadoni

Parlare o scrivere di calcio è allo stesso tempo facile e difficile, quasi sempre l’obiettività viene influenzata dal sentimento di parte, dalle convinzioni che si hanno. L’esito finale della partita può determinare traumi psicologici in tifosi accaniti (gli ultras) e i commenti vengono espressi a seconda del tifo. Il risultato del match è comunque fondamentale nella critica, nel giudizio. La tua squadra gioca male, viene dominata per tutta la partita ma all’ultimo minuto il tuo centravanti che non ha toccato la palla in 90 minuti, con un tiro della disperazione fa gol: vinco 1 a 0. Commento: partita interpretata alla perfezione, una difesa impenetrabile con un portiere insuperabile. Bella e preziosa vittoria. Tifosi in brodo di giuggiole, calciatori accolti all’aeroporto da canti di gioia. Viceversa, stessa partita, il gol all’ultimo minuto lo subisco (giustamente, dico io). Commento: prestazione avvilente, allenatore da esonero immediato, presidente vattene, o spendi. All’aeroporto nessun tifoso ad accogliere la squadra. E’ il calcio, signori.

Intanto il campionato del mondo è iniziato, tanta enfasi, cerimonie di apertura a iosa. Sul campo meno calore, una delle squadre di casa, il Messico ha aperto le danze allo stadio Azteca battendo agevolmente i Bafana Bafana, i ragazzi del Sud Africa per 3 a 1, scatenando un entusiasmo irrefrenabile fra i propri tifosi. Stanotte ha esordito il Brasile contro l’ostico Marocco.

Per avvicinarmi meglio al fischio di inizio della partita, mezzanotte, sono andato a cena in un delizioso ristorante sulle colline fiorentine: niente specialità brasiliane nè marocchine, ma bistecca e vino rosso. Sono tornato a casa bello carico. Partita modesta, un risultato di parità che accontenta maggiormente i sudamericani lenti ed impacciati, al contrario dei ragazzi  magrebini che nel primo tempo hanno mostrato grande velocità e freschezza. In campo tanti buoni giocatori, ma nessuno che si possa definire “fenomeno”…Parafrasando Samuel Beckett: aspettando Neymar.

E a proposito di “fenomeni”:  voglio ricordare un mito assoluto del passato che non è mai riuscito a partecipare ad una edizione dei campionati del Mondo. Parlo di George Best, nato a Belfast, Irlanda del nord, il 22 maggio 1946, vincitore nell’anno di grazia 1968 di campionato inglese, Coppa dei Campioni, Pallone d’Oro, con la maglia del Manchester United. Era definito il quinto Beatles, ala destra, tutto genio e sregolatezza, in campo e fuori. Capelli lunghi, viso d’angelo, maglia fuori dai pantaloncini, calzettoni abbassati sulle caviglie. Era un folletto sulla fascia destra, i terzini uscivano dal campo con in mano una scatola di pasticche contro il mal di testa. Nella finale di Coppa Campioni vinta per 4 a 1 contro il Benfica del grande Eusebio, segnò il gol del 2 a 1 scartando il portiere avversario ed entrando in porta col pallone. “Avrei voluto  colpire il pallone di testa da terra, sdraiato, ma stavano arrivando due difensori …”  confessò a fine partita. 

I compagni di squadra non potevano fare a meno di lui, nemmeno capitan Bobby Charlton, e facevano finta di nulla anche quando arrivava al campo stralunato, dopo notti certamente non da atleta. Fuori campo conduceva una vita dissoluta,  diceva “ho speso molti soldi in donne, alcool e automobili.  Il resto l’ho sperperato”. E’ morto per una infezione ai reni nel novembre 2005. Fece pubblicare una sua foto nel letto d’ospedale con la didascalia ” Don’t die like me” (non morite come me).

Nella sua Belfast, città oggi purtroppo tornata ai disonori della cronaca per una violenta rivolta anti immigrati, ci sono diversi murales con il suo volto incorniciato dai suoi lunghi capelli e basettoni ad eterna memoria. I suoi tifosi lo hanno sempre adorato. Pelè o rey, Maradona better ma George…Best. Buon proseguimento del Mondial