Testo di Stefano Spadoni

Foto di Andrea Semplici

Partita in Amazzonia

Non ce la possiamo fare. Arrivati agli ottavi di finali la scena torna a essere dominata dalle squadre europee e sudamericane. Ed ecco il tifo esperto che si divide: verso i vecchi, grandi amori e, all’altro la delusione, che mai una ‘sorpresa’. Il calcio è scienza complessa. So che il cuore del nostro collaboratore Stefano Spadoni batte per i giallo-oro brasiliani, ma davanti hanno i rematori vichinghi. Spero che non vi perderete questo incontro: due mondi, due modi intendere il calcio

Sono anziano, sono un anziano calciofilo. Per me il calcio è uno solo, quello con cui sono cresciuto, divertito, che ho praticato. Quello giocato nei continenti fondatori, l’Europa e il Sud America. 

Sono terminate le partite, a volte inutili e per me inguardabili, dei gironi eliminatori e dei sedicesimi di finale, cominciamo ad essere al redde rationem della competizione. Un pò di numeri che, come diceva il buon Mario Sconcerti, non sbagliano mai.  Sono rimaste sedici squadre (siamo in aggiornamento continuo…),  ebbene ben undici, ossia quasi il 70% sono europee e sudamericane, solamente due le superstiti dell’enfatizzato continente africano  (Marocco ed Egitto, passate ai rigori) di 10 che erano ai nastri di partenza, più le tre nazioni organizzatrici, guarda caso, e nessuna del continente asiatico. Non vorrei essere troppo critico, ma questo tipo di selezione non mi trova molto d’accordo. Nazioni campioni d’Europa come Grecia, Danimarca, campioni del sudamerica come il Cile, con tradizioni leggendarie come l’Ungheria (ah, la grande Ungheria di Ferenc Puskas, sarebbe da approfondire… ), quattro volte Campioni del Mondo come l’Italia non le troviamo in gara perché inserite in gironi di qualificazione problematici mentre altre come Uzbekistan, Panama, Congo, avevano avversari di spessore limitato. Questa ripartizione di squadre non mi sembra adatta ad un campionato del mondo di calcio. Credo che solo per Gianni Infantino, presidentissimo della Fifa e amico di Trump, per le sue poltrone e quelle dei suoi amici, uno vale uno, ma il voto di quelle nazioni europee escluse deve avere per me, pur essendo democratico convinto, un valore ben maggiore rispetto per esempio a quello di Trinidad Tobago e Isole Comore. 

Ma torniamo al calcio giocato, al campo, alla mia passione. Stasera ci sarà Brasile Norvegia, snodo fondamentale per capire chi potrà avere fondate speranze di vittoria finale, Francia permettendo. I miei ragazzi brasiliani dovranno superarsi, i norvegesi sono storicamente pericolosi clienti, abituati ad attraversare perigliosi oceani e a combattere a viso scoperto senza paura. Tiny dancer Vinicius  riuscira’ con i suoi balletti in punta di piedi a superare i giganteschi scudi vichinghi? O verrà brutalmente respinto? Aspettiamo ancora poche ore e il campo darà il suo responso. Il campionato continua, Mbappè si sta rivelando sempre più giocatore decisivo e carismatico partita dopo partita, e allora divertiamoci, il calcio è un gioco, è felicità, uno scarico di adrenalina che a volte ti lascia senza fiato. Fino all’emozione successiva.