Testo e foto di Andrea Semplici

Mi imbatto in un sito del mondo substack (e quando trovo il tempo per esplorarlo, per capirne qualcosa?). Si chiama 365247Sports. Soldi e sport, così a occhio. Notizie essenziali.
Fra queste: 99 giocatori fra i 1248 selezionati dalle rispettive nazionali per questi Mondiali sono nati in Francia. Ma solo 23 di loro indossano la maglia dei Blues. Gli altri 76 giocano per l’Algeria (13 giocatori), il Marocco (6 giocatori), il Senegal (dieci giocatori), il Congo, Haiti, Tunisia…
E ancora: poco meno di un quarto dei giocatori della nazionale francese è nato nella Grande Parigi. Il 4,3% di tutti i giocatori che hanno partecipato e stanno partecipando a questi Mondiali proviene dalla regione della capitale della Francia.
Mi appaiono dati illuminanti. Dicono qualcosa di un paese.
Ok, ma mi cade l’occhio anche su Michael Olise. Sulle sue treccine che sono come una scia quando corre. Michael Akpovie Olise. Quel secondo nome è nigeriano. Deve averlo scelto Vincent, suo padre. È un nome della regione del Delta del fiume Niger. Certo, non una parte del mondo tranquilla, non so se il ragazzo ci sia mai stato. Mi auguro di sì. Akpovie, leggo, è una parola che appartiene alla cultura del popolo Urhobo, il più numeroso fra le genti di quel Delta. È possibile, se mi fido dell’Ai, tradurlo con ‘la vita è un re’.
La madre di Michael è algerina, con cittadinanza francese. Michael è nato a Londra, alla vigilia di Natale del 2001.
Dunque: Michael ha diritto a quattro passaporti: inglese, per nascita; francese, per via materna, può averne uno anche algerino, e, infine, può richiederne uno nigeriano agli uffici di Lagos, merito del padre. Non ha mai vissuto in Francia. È nato ad Hammersmith, sobborgo della Grande Londra. Ha tirato i primi calci fra i ragazzini dello Hayes and Yeading United Football Club, squadra semiprofessionistica. Oggi gioca nel Bayern Monaco. Aldo Cazzullo, un giornalista che sa fiutare le storie, lo definisce ‘l’europeo perfetto’. Olise andrebbe presentato a Donald Trump e anche a Marine Le Pen, che i sondaggi vogliono in testa alle elezioni presidenziali francesi del prossimo anno. Tempesta perfetta. Michael (nome che certo non è francese) ha scelto di giocare per la Francia. Marine, sono certo, non avrebbe concesso la cittadinanza francese a sua madre. Trump avrebbe negato a Michael la possibilità di essere statunitense. Stolti.
C’è anche un’altra storia. Ma per leggerla bisogna andare sul ‘Giornale dell’Arte’.
C’è Anna Saba Didonato, giornalista e sociologa, che racconta come Michael alla vigilia dei Mondiali abbia cancellato tutte le sue immagini pubblicate negli anni su Instagram. Come spazzare via tutte le foto della tua vita sportiva. Non so a chi sia venuta l’idea, ho il sospetto che Lukas Korschan abbia qualche responsabilità: ho visto le sue foto. Ho visto la lista dei suoi committenti: Prada, Mercedes, Apple, Adidas…(qualche invidia). Soprattutto per le sue immagine imperfette. Mi spiega Anna: ‘Ha rinunciato alla perfezione della qualità tecnica’. Drizzo le orecchie, cosa ti ha affascinato Michael? Al posto della foto di una tua sforbiciata (la più bella di questi Mondiali) hai scelto che un fotografo che, mentre tu giochi, si metta in poltrona e ti fotografi quando una telecamera ti inquadra e ti fa apparire sullo schermo (non ultrapiatto e piccolo: un vecchio televisore a tubo catodico, così a naso). Quando accade Lukas scatta. Un immagine, lo sapete, che sarà un formicolio, un’irritazione, una piccola tempesta di sabbia, qualcosa di nebbioso, ma allo stesso luminoso. Certamente mosso. Ho pensato: è l’opposto del Var, Lukas e Michael cacciano via l’alta definizione di una spalla o di un mezzo piede in fuorigioco e ridanno valore alla imperfezione, all’errore, ai litigi del post-partita davanti al bar. Ascolto affascinato Anna: ‘L’immagine più memorabile non è necessariamente quella più nitida, ma, spesso, quella che riesce a somigliare a un ricordo’.
