Testo di Silvana Kühtz

Foto di Andrea Semplici

Ha sempre un pane buonissimo il mio salumiere, è un pane cotto a legna, con un sapore antico, ma quel giorno era finito. Però, …se vuole… ho quello di ieri ha detto poi timidamente, glielo regalo sa, io lo do alle galline, non posso venderlo, mia moglie non sa nemmeno più dove metterlo.

Naturalmente ho accettato, volevo pagarglielo, ma quello mi ha sorriso.

Naturalmente il pane di ieri era buonissimo.

Abitavo in Inghilterra, a Londra, e di sera aspettavo la metropolitana a South Kensington dopo una lunga giornata di lavoro. Una ragazza bionda esile dall’aspetto gentile mi sorrise mentre teneva stretta fra le mani una busta di carta. Si avvicinò e mi disse in un inglese impastato col francese: Vuole del pane? Lavoro alla Boulangerie, la conosce? Sì, chi non conosceva la Boulangerie, un panificio del quartiere che ci passavi davanti e ci lasciavi gli occhi ma anche un po’ di sterline.

Atena Lucana, la terra mi tiene

Sì lo conosco, risposi, alla fine della giornata il pane si butta, disse, e a me dispiace.

Naturalmente accettai. È stato il pane alle noci più buono della mia vita, uno spettacolo.

In Italia d’estate, in pieno agosto, andavo in auto in un tratturo murgiano con la mia Diane 6 arancione, quando vidi proprio al centro della strada una montagnetta marrone immersa nei fumi del caldo caldissimo tappeto di brecciolino, era uno di quei momenti di caldo infernale delle nostre campagne, quando per il caldo a volte hai le traveggole, i miraggi. Era un miraggio dunque quella cosa al centro della strada? Mi fermai. Scesi dall’auto. Mi avvicinai alla montagnetta che era una bella forma di pane alto, altamurano forse, caldo di sole e di forno. Un regalo. Ci soffiai un poco su e poi me lo portai a casa. Un regalo del cielo.

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In una serata d’inverno dalla statale 96 feci una deviazione ad Altamura per la sosta in un panificio, m’era venuta voglia di pane, dopo aver scelto il pezzo, un  tipico pane bello alto, un chilo che ti dura una settimana, uno di quei pani che ti fa venire voglia di mangiare solo pane per giorni, mi accorsi di non avere soldi, niente di niente nemmeno una moneta.  E dissi e niente, mi dispiace, non ho soldi, e facevo per andarmene quando il panettiere mi chiese: dove va? Vado via, glielo lascio, non ho soldi. E lui, no, prenda, il pane non si nega a nessuno.

Va bene, a me, il pane.                                 

Poco, mi serve.

Una crosta di pane,

un ditale di latte,

e questo cielo

e queste nuvole. Velimir Chlebnikov