Le terrazze come salita al cielo. Come nuova realtà quotidiana. Come possibile libertà Dopo sessanta giorni, Silvana Küthz arriva alla terrazza del suo condominio
Terrazze di Bari

Testo e foto di Silvana Kühtz

I giorni sospesi della pandemia non sono solo giorni sospesi che galleggiano nel tempo, in un presente di cui non si vede la fine, sospesi fra un presente ininterrotto e un futuro di cui non si vede l’arrivo, ma sono anche giorni sospesi che galleggiano nello spazio fra i terrazzi, le balconate, le finestre.

Mi sono avventurata sulla terrazza del condominio dove abito, in uno scenario che trasforma l’ordinario in un grande solarium di antenne, fili per il bucato, orizzonte che guarda il mare, e, ora, anche di sedie a sdraio e popolo di camminanti.

A certe ore del giorno in una geografia urbana in cui suppongo non ci fosse nessuno se non per, forse, guardare le frecce tricolore che a San Nicola sfrecciano a Bari ogni due anni nel giorno del Santo, ci sono quelli che pur di rispettare le leggi, il proprio dovere, hanno trovato uno sfogo verso il cielo, e camminano, camminano in tondo, e in tuta, al sole e al vento.

Quelli di noi che appartengono a questo nuovo popolo, quasi cittadini di una città invisibile, si scorgono da lontano e senza salutarsi pronunciano forse una preghiera comune, quella di una normalità cui mai avremmo pensato di poterci adattare, una preghiera al cielo e alla terra, una preghiera senza parole, e che quando piove diventa forse un’imprecazione.

C’è la signora che sale su con la figlia, fa un giretto guarda la strada giù sotto, chiacchiera un po’ e va via, la famiglia che la domenica stende gli asciugamani per terra e si mette a prendere il sole con tanto di bibite e letture, la signorina che con le cuffie alle orecchie fa jogging. Un giorno ho visto un signore che fumava a tutti polmoni, una ragazza e un ragazzo seduti a leggere e ridere, e una signora che puliva le verdure.

E poi fra questi camminanti ci sono i telefonisti, che hanno preso la terrazza, ma li vedo anche sui balconi ristretti delle case, per un ufficio all’aperto, parlano a telefono, gesticolano e camminano, tornano indietro e tutto da capo.

Una signora ha messo sul balcone il tapis roulant e la vedo allenarsi e chiacchierare con la dirimpettaia. Quasi tutti quelli che possono farlo, pranzano sul balcone, sono spuntati i tavoli i pranzi all’aperto le chiacchiere del pomeriggio e tanti sono affacciati alle finestre a raccogliere un filo di sole.

Le case si aprono al cielo, o al muro di fronte.