Testo e foto di Maria Elena Buslacchi

In questo confinamento Marsiglia, svuotata ma non troppo, si è arrangiata.

Vietati i mercati in città, i pescatori del Vieux Port hanno allestito il loro banco direttamente sulla barca attraccata alla banchina. Anche noi abbiamo ceduto alla tentazione della soupe de roche e ce la siamo portata a casa ancora viva e guizzante nello zaino. E così abbiamo imparato a fare la bouillabaisse: i pesci si mettono interi, secondo un ordine preciso, e non cuociono più di un quarto d’ora. Si insaporiscono con il finocchio, il pomodoro, lo zafferano e l’anice (o qualche goccia di pastis). In questo confinamento anche i nonni hanno imparato a filmarsi e caricare il loro tutorial su YouTube: abbiamo quindi una ricca scelta di ricette a cui attingere per i nostri esperimenti.

Le giornate si sono scaldate e dopo qualche settimana di reclusione abbiamo cominciato a mangiare sul balcone. Tutto attorno a noi, terrazze e tetti si sono popolati di musicisti, di amache, di fumatori, di chi fa ginnastica aerobica a ritmo di zumba. Le facciate dei palazzi di Marsiglia nascondono cortili animati, che inglobano a loro volta case in miniatura, come in una serie di scatole cinesi. Gli alberi hanno messo le foglie e qualche metro sotto di noi sentiamo la vita, senza vederla. Un giorno da questo sottobosco è sbocciato un aquilone.

Un antropologa genovese scatta una fotografia dei suoi giorni di Marsiglia: bouillabasse, il cielo azzurro, gli ultras dell'Olympique, il dottor Raoult

Il cielo chiama fuori. I cantieri sospesi della Plaine sono diventati campi da pétanque.

C’è poca gente per strada, ma la città non è vuota. Anche i marsigliesi, in queste settimane, si sono scaldati: perché le scuole riapriranno, perché le scuole non riapriranno come sperato; perché le regole sono troppo rigide, perché non lo sono abbastanza. Ogni ragione è buona per uno striscione. Ma ai balconi si espongono anche altri messaggi: di supporto, di incoraggiamento, di speranza, di lotta.

Il dottor Raoult è un infettivologo con barba e baffi, capelli lunghi bianchi, anzi gialli, e camicie quadrettate un po’ estrose. Il suo stile non fa propriamente l’unanimità, certo non più della sua proposta per salvarci dal Covid-19 con la clorochina. La cura è testata sperimentalmente anche altrove nel mondo, e pure in Italia: ha effetti positivi e parecchie controindicazioni, insomma è un’ipotesi come un’altra. Ma per i marsigliesi Raoult è un vero eroe nazionale, anzi, mondiale, e il suo mancato riconoscimento è dovuto ad un complotto di Parigi ai danni di Marsiglia.

Gli ultras dell’Olympique Marseille si sono schierati con Raoult e hanno intonato canti in suo onore. Si è anche creato un comitato Pour que le portrait du Professeur Raoult soit mis sur La Corniche, che chiede di ritrarre l’infettivologo in grande formato su una parete del lungomare sinora consacrata soltanto a celebrità impareggiabili, come Zidane. Ma se ne riparlerà quando sarà di nuovo legale passeggiare sul lungomare…