Passaggio pedonale

Foto di Luca Massini

Testo di Andrea Semplici

San Donnino è una storia strana per i fiorentini. Per quelli del centro, intendo. Che hanno uno sguardo pieno di pregiudizi verso le periferie. San Donnino, comune di Campi, lo confondiamo con Brozzi. Ricordate Raimondo Vianello: ‘Io sono di Brozzi…’.

San Donnino, non me ne vogliate, è conosciuta in negativo: il malefico inceneritore, chiuso nel 1986, che ha lasciato eredità di diossina e malattie.

E poi l’alluvione dei cinesi che solo un coraggioso parroco riuscì in qualche modo a sgrovigliare. San Donnino è anche periferia della ChinaTown pratese.

Luca abita a San Donnino. Luca esce con la macchina fotografica.

Il passaggio pedonale al centro del paese era considerato ‘pericoloso’. San Donnino è uno stradone. Al mattino, il sole acceca gli automobilisti. Lo è ancora. Il pedone solitario e la macchina distratta.

Si esce, come ovunque, per andare a comprare il pane. Panetteria gestita da pachistano. Oppure da ragazzi del Bangladesh…

In lavanderia, ‘prima’, si passava le ore, nascevano amori e confusioni. San Donnino è sempre paese di immigrazione. Di gente che lavora nelle fabbriche e nei lavoratori pratesi. Non c’è mai tempo. Adesso non si lavano più i vestiti?

Bandiere italiane per la strada principale del paese. Eredità di un mondiale. Non l’ultimo: ricordate, gli svedesi ci hanno cacciato dal torneo finale. Insomma, nemmeno questa felicità abbiamo avuto. Gli Europei promettevano bene e l’Atletico avrebbe vinto la coppa dei Campioni. A San Donnino si espongono i tricolori come orgoglio anti-virus. Li hanno dimenticati alle finestre. Magari ricordiamocene anche il 25 aprile.

Eccolo, l’inceneritore. Oggi ‘oasi ecologica’. Ogni giorno, nei tempi normali, vi planavano gabbiani a centinaia, volavano dal mare fino alle porte di Firenze. Negli anni ’70 sarcomi e linfomi aggredirono la popolazione di San Donnino (più 126% leggo). Colpa di quel mostro di cemento che ancora sta lì, nella piana. Monumento alle scelleratezze. Nessun risarcimento, se mai è accettabile, per le vittime.

Sottopasso. Le urbanistiche senza passanti si svelano per quel che sono. Luoghi un po’ inquietanti, ma anche spazi per segreti e nascondigli. Chissà se l’amata/o di R.S. sapeva che quel messaggio era per lei. Anche lui/lei ne ha dubitato se ha dovuto firmarsi.

Il bar Poison è chiuso. Avrebbe meritato in ogni caso la foto. La Madonna sembra invocare un perdono celeste. Insomma, il bar Veleno e la Vergine Immacolata. Nella piazza c’è un altro bar Zanzi/bar. Complimenti al titolista.

A sera non si trovava posto nel parcheggio dell’Excelsior, apprezzato sexy-disco-bar delle sere fiorentine. É che si trova proprio alle spalle della Casa del Popolo di San Donnino. Adesso, nel vuoto di un paese, si pensa ancor di più all’intrico fra sacro e profano.

Davvero volete cominciare come ‘prima’?

(Ah, San Donnino era un medico cristiano. Nella Palestina romana di Diocleziano. Non aveva scampo: cinque anni di orribile prigionia. Poi venne bruciato vivo. Chissà come la sua memoria è finita nella piana fiorentina)