Testo di Andrea Semplici

Chourmo, in provenzale, significa la ciurma, i rematori della galera. A Marsiglia le galere le conoscevamo bene. Per finirci dentro non c’era bisogno, come due secoli fa, di aver ucciso il padre o la madre. No, oggi bastava essere giovane, immigrato o non.  Chourmo è diventato un gruppo di incontro. Lo scopo era che la gente si incontrasse. Si ‘immischiasse’, come si dice a Marsiglia. Degli affari degli altri e viceversa. Esisteva uno spirito chourmo. Non eri di un quartiere o di una cité. Eri chourmo. Nella stessa galera, a remare! Per uscirne fuori. Insieme. (Jean-Claude Izzo Chourmo, il cuore di Marsiglia).

Gli scudi facciale delle Officine Mediterranee

In Basilicata, ho trovato gente che ‘si immischia’.

Che partecipa alla mischia.

Credo che, in questo paese, in questa Italia, ce ne siano tanti di donne e uomini capaci di immischiarsi.

Questa è una piccola storia di ‘questi giorni’. La storia di una ‘aereosol box’. Eccola, ve la racconto come mi è stata raccontata.

Un anestesista, a Matera, trova il tempo, nelle ore del lavoro sfiancante di queste settimane, per leggere un articolo. Titolo: ‘Barrier Enclosure during Endotracheal Intubation’. L’intubazione di un paziente è invasiva, è l’ultimo aiuto a un paziente, quella vita va salvata. E il medico deve difendersi dal colpo di tosse. Deve proteggersi dal contagio. Deve poter lavorare, senza timori, con le mani e con gli occhi a pochi centimetri dalla bocca di una persona.

Aerosol Box

Il 3 aprile, il New England Medical Journal pubblica un editoriale di tre medici di Boston. Che, a loro volta, raccontano dell’esperienza di un collega di Taiwan. Franco, anestesista all’ospedale di Santa Maria delle Grazie a Matera, legge quella pagina: ‘Uno dei nostri problema è come impedire la diffusione degli aeresol nel momento in cui dobbiamo intubare un paziente’. In altre parole, come è possibile bloccare le goccioline che volano nell’aria con il colpo di tosse o con un semplice respiro?

Con una box, con una scatola trasparente, in plexiglass, consigliano da Boston e da Taipei. Per fortuna la scienza non ha barriere da migranti. Franco è su un gruppo-telegram (benediciamo anche le tecnologie). Ci sono maker (artigiani, insomma, solo che a loro va di chiamarsi così, sono artigiani digitali), creativi (ancora artigiani), pirati sotto costa (sono tutte definizioni che amano: rimangono bravissimi artigiani con idee e voglia di fare, di dare una mano). Insomma Franco chiama i ragazzi di Syskrack: nome da scioglilingua di un gruppo di artigiani. Stanno a Grassano, al centro della Lucania (da qui partirono i nonni di De Blasio, sindaco di New York; questo fu il primo paese del confino di Carlo Levi) e, da anni, per desiderio e memoria (la loro storia sono anni che voglio raccontarla), si occupano di ‘artigianato digitale’. Hanno creato una rete fra Lucania, Puglia e Campania, sono le Officine Mediterranee: gente che, in garage, in cantina, in salotto, in cortile non solo smanetta su computer, ma sa usare macchine che ‘costruiscono’. E, in queste settimane, hanno fabbricato, con le loro stampanti 3D, cinquecento ‘scudi facciali’ per gli operatori del 118 lucano.

Franco parla con loro.

Poi chiama altri ragazzi: sono i creativi dell’Open Design School di Matera (ecco: a chi chiede cosa sarebbe accaduto dopo il 2019 nella Città dei Sassi, possiamo rispondere: questa scuola è figlia di un anno fantastico). Loro hanno i materiali necessari per la ‘scatola’: i fogli di plexiglass.

E infine Franco chiama un artigiano (digitale, anche se io lo conosco alle prese con tornio e martello, ma so bene che è un (ex)nerd) sotto casa sua: Massimo fa il tornitore, avrebbe dovuto farmi un corso da corniciaio ‘prima’, è il ‘falegname’ degli ultimi due Carri Trionfali della Festa della Bruna. Sa usare una stampante 3D e, soprattutto, sa tagliare, da maestro, con il laser.

Il gioco è pronto: i ragazzi di Grassano creano la rete, l’Open Design School mette il materiale, Massimo, dietro ai consigli di Franco, disegna il prototipo e incastra i pezzi di plexiglass tagliati con un raggio di luce.

In meno di un giorno, Franco ha la sua ‘aerosol box’ costruita nella bottega a un passo da casa sua. ‘Questa scatola ti permette di vedere cosa stai facendo e mette al riparo dal rischio di contagio’.

In questi giorni gli artigiani dell’Open Designa School hanno fabbricato altre dieci scatole. Niente di certificato. Non c’è tempo. In Italia, si modificano maschere subacquee per farne maschere protettive. Una camiceria di Bernalda sta rifornendo di calzari medici e infermieri. Una sartoria fornirà camici. Ci sono da fare ‘cose’, si fanno.

Giuseppe, uno dei fondatori di Syskrack, ama definire come ‘pirati’ il collettivo degli artigiani digitali di cui fa parte. Una ciurma. ‘Chourmo’, come dicono al porto di Marsiglia. Tutti ai remi. Per uscire fuori. Insieme.

Sono storie con le quali costruire un’altra Italia. I falchi grillai di Matera stanno aspettando con pazienza che ritorniamo per i Sassi. Le uova sono già nei nidi.

Per saperne di più: www.syskrack/emergenza-covid-19

Per conoscere Massimo: www.massimocasiello.it