Dalla mia finestra. La Fabbrica è laggiù. Dicono che i venti non soffiano verso questo quartiere

Dalla mia finestra. La Fabbrica è laggiù. Dicono che i venti non soffiano verso questo quartiere

Testo e foto di Andrea Semplici

‘Non ti spaventare’, a buio, Salvatore mi guida nel deserto delle strade del quartiere Paolo VI, periferia interna di Taranto. E ci tiene ad avvertirmi. Dice: ‘Questo è un quartiere difficile’.

Notte. Nessuno per strada. Solo un cane nero. Asfalto che si trasforma in strade immense. Senza confini. Praterie di sterpaglie, nemmeno un orto, orizzonte di palazzi a parallelepipedi. Benvenuti nella città abbandonata.

Il cane nero

Il cane nero

Già: ‘Siamo abbandonati’, ti dicono dopo cinque minuti. Desolazione è la parola che viene usata subito dopoabbandono. Non c’è un bar, non ci sono veri negozi, non c’è un circolo. C’è solo la chiesa, fra i casermoni di Paolo VI.

Piazzale Pietro Nenni

Piazzale Pietro Nenni

Quartiere nato dalla Fabbrica. Nato negli anni ’60. Oggi ha quarantamila abitanti. Paolo VI venne a benedire il cantiere. Aveva celebrato la messa del Natale del 1968 dentro la Fabbrica. Altri tempi. Allora, l’Italsider era il futuro. E il quartiere fu costruito studiando la rosa dei venti. I fumi, qui, a sentire gli ingegneri, non avrebbero dovuto arrivare. Che avvelenino Tamburi e Statte. ‘Mi affaccio alla sera dalla finestra e vedo la ciminiera azzurra. A notte, vedo cosa butta fuori’, mi dice un operaio della Fabbrica. A volte, i venti girano.

Vietato scrivere sui muri..

Vietato scrivere sui muri..

Altri cinque minuti e incontro prima Angelo, venditore di cozze, che mi dice dell’ospedale oncologico. Poi è Paolo a raccontarmi della nipote morta di tumore a 18 anni. Infine un altro, Angelo, guardamacchine all’ospedale, mi parla del padre morto di cancro qualche mese fa: ‘Nessuno ci aiuta’.

Le cozze di Comacchio nel mar Piccolo

Le cozze di Comacchio nel mar Piccolo

Le cozze del mar Piccolo vengono da Comacchio. Qua, dopo il trasporto di una notte, e un giorno nelle acque di questo mare, costano meno che in Romagna. I misteri limpidi della globalizzazione. Chiedo al venditore, bancarella di fronte all’ospedale: ‘Sono sicure le nostre cozze, solo l’ignorantità può dire che fanno male’. Angelo mi porta ai filari delle cozze: ‘Assaggia le nostre, hanno sapore. Le altre sono come chewing-gum’.

Via De Gasperi

Via De Gasperi

Roberto lavora alla Fabbrica. Carpentiere. ‘Purtroppo lavoro lì’.

Chiedo ai ragazzi del quartiere, diciotto anni, del loro futuro: ‘Vogliamo lavorare nella Fabbrica’. Il posto fisso, mi spiega Salvatore. A Piombino, altro acciaio, quasi nessun ragazzo vuole andare a lavorare con l’acciaio. Mi raccontano che una donna sperava di vincere al Superenalotto per pagare qualcuno affinché assumesse il figlio in Fabbrica.

Quartiere Paolo VI

Quartiere Paolo VI

‘La crisi qui si tocca con mano. Da altre parti si sente’, mi dice Paolo. I giovani del quartiere sopravvivono con la pensioni da operai dei padri. ‘Taranto è un buon posto per viverci – mi dirà Angelo, mentre affonda nelle acque del mar Piccolo una treccia di cozze – Ma non per sopravviverci’.

Angelo ha deciso di andare a vivere sopra i Tamburi. Quartiere delle polveri e delle maledizioni. ‘Per comodità, ci vado. Là sta la mia famiglia’.

La notte

La notte

‘La Fabbrica ha appiattito tutto. Questa città si è venduta all’acciaio e ora non sa vivere senza la Fabbrica’. Enzo mi dice che sono in 17mila a vivere di Fabbrica. ‘Non può chiudere’. Oggi funziona a un terzo delle sue capacità.

Qui tutti hanno il mutuo da pagare. La gente di Paolo VI lavora in Fabbrica. Non possono volerne la chiusura. E un operaio mi spiega: ‘Là dentro siamo quasi tutti giovani. Assunti dopo il 2000. Dieci anni di Fabbrica o poco più. La pensione è lontana. Non sappiamo far altro’.

Campo di calcio

Campo di calcio

La periferia della periferia è il Bronx, limite della non-città. Cerchi concentrici di palazzoni che si aggrovigliano su loro stessi. Spirali di cemento. Qualche sala biliardo senza permessi, negozi senza licenze, stanze delle scommesse, piccolo spaccio. L’Ipercoop ha asfissiato i negozianti. Mi sconsigliano di fotografare, poi torno con R. che qui è nato. Ci sono gli olivi oltre il cordone dei palazzi. Nessuno sembra curarli. Trent’anni fa, qui c’erano i mandorli.

Francesco e i caseggiati

Francesco e i caseggiati

Ci sono quattro chiese a Paolo VI. Solo i preti stanno qua. Salvatore fa oratorio per le strade.

Nei quartiere del centro in rovina, c’è il doposcuola popolare. Preti e anarchici stanno in questi luoghi. Oltre gli uomini e le donne che vi abitano. Stato e comune non si vedono. Quando arrestarono dei ragazzi che rubavano il rame, la gente di quartieri assediò la caserma dei carabinieri.

Fermata del bus

Fermata del bus

Un amico di Matera, mi dice: ‘In quel quartiere hanno messo le grate ai citofoni, glieli rubavano’. Controllo: non è vero, solo in città vecchia, ho visto un citofono ingabbiato. E che i citofoni quasi non ci sono.

Il soprintendente, il boss del quartiere, vuole una tangente per ogni cosa che fai. Ora non si spara più per le strade come negli anni ’80. Si prende un caffè con lui e si aspetta la sua benevolenza. E’ disposto a trattare.

Ilva is a killer

Ilva is a killer

Il quartiere è ben vivo. Il parroco mi dice che qui, ogni anno, ci sono almeno sessanta battesimi. Venti sono i funerali. In chiesa, alla domenica, vedo solo giovani. Molti bambini. Un operaio della Cgil aiuta il prete in ogni lavoro. A fine mese andrà a Roma a manifestare con la Fiom.

Quando non si accendono i lampioni, la gente chiama il prete. Lui, a sua volta, chiama un suo amico consigliere comunale. Assieme vanno alla centralina e cercano il guasto: ‘Se aspettassimo il comune….’.

Qui via De Gasperi finisce in via Togliatti. La parallela è via Bruno Buozzi. Via Pietro Nenni è il Bronx.

Calcio

Calcio

Nella chiesa, nuova, inaugurata ai primi di ottobre, ci sono le reliquie di san Massimiliano Kolbe (c’era un campo di concentramento a Taranto, negli anni della guerra) e di sant’Antonio. Il parroco ne è orgoglioso: ‘Li scomoderemo di continuo, questi santi’. Qui la fede è fisica. Vi è bisogno di fisicità al Sud. Nel quartiere si ricorre ai tarocchi. C’è chi fa messe nere. Per togliersi dai guai. Le reliquie rassicurano, danno una mano. I santi sono necessari. ‘Sogniamo la speranza’ dice una donna.

Quando Cristo benediceva la fabbrica...

Quando Cristo benediceva la fabbrica…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi  raccontano che anche il vescovo si è ribellato: ‘Niente più soldi dalla Fabbrica’.

‘La sera è noia’, mi dice un ragazzo. Non riconosco il Sud a Taranto: nessuno sta per strada. C’è solo il cane nero. Dove sono i i ragazzi, le donne,i bambini?

Taranto è bella

Taranto è bella