Il lago artificiale di Zhur, al confine fra Kosovo e Albania

Il lago artificiale di Zhur, al confine fra Kosovo e Albania

 

Ultima uscita dall’autostrada fra Prishtina e Tirana prima del confine. Poche macchine. Domenica. E’ finita la stagione del mare. Paesaggio di montagna. Dolcissimo. Il fiume diventa lago. Deve esserci una diga. Il paese è Zhur. Vacche al pascolo sulle sponde. L’ultima foto non può che essere una cartolina.
Il livello dell’acqua è basso. L’estate deve essere stata arida. Pontile. Ristorante. I camerieri devono camminare come maratoneti fra la cucina, le griglie e i tavoli. Al più giovane toccano i tavoli sulla punta più lontana del pontile. Gente in camicia bianca, donne con le borsette nere. Le vecchie con il fazzoletto in testo, le ragazze con minigonna da giorno in famiglia. Pranzo dei giorni di festa. Una piscina che aspetta vanamente qualcuno che si tuffi. Sedie di plastica colorata. Una tavolata per una qualche ricorrenza o qualcosa di importante che accaduto. A capotavola un uomo con la cravatta celeste slacciata. Ride con il volto arrossato. Tutti gli uomini da un lato, tutte le donne dall’altro. Si sta bene qui.
Cosa è il Kosovo? Vado via e ho la stessa sensazione dell’arrivo. Addosso libri e articoli di un paese dilaniato, attorno un paesaggio bellissimo e una sensazione di pace e piccola felicità. A chi devo dar retta? A Monika che racconta di ‘una terra dagli odi inestinguibili’ o a Elizabeth (che vive qui da dieci anni e vi ha scritto tre libri) che mi racconta di un paese di gente di antica gentilezza e della sua bellezza tranquilla.
Un soldato della Nato, un siciliano dall’aria scherzosa, mi mette sull’avviso: ‘Se al ritorno a casa trovo pace e silenzio, mi preoccupo: è successo qualcosa o sta per succedere’. Un giovane frate mi dice: ‘Il Kosovo è una polveriera. Troppi interessi, troppe ambizioni, troppa corruzione’.
Mi guardo attorno e non trovo il paesaggio di queste parole. La bellezza delle montagne, il verde splendente di una domenica di sole, l’allegria dei ragazzi sospesi sul lago, un buon pesce.
Alla frontiera con l’Albania nessuno ci controlla. Né da una parte, né dall’altra.