La scorsa primavera, Omar e Ibrahim, due ragazzi di Gaza, hanno fatto risorgere un grande uccello sacro nella loro terra martoriata. Hanno recuperato, rovina dopo rovina, scavando fra le macerie, centinaia e centinaia di libri. Tutte le biblioteche della città sono state distrutte dalle bombe israeliane. Omar e Ibrahim hanno fatto nascere nuovamente una Phoenix Library.
Testo di Mauro Pompili
Foto dal sito Instagram della Phoenix Library

Nel cuore di una delle più grandi tragedie dei nostri tempi, dove la sopravvivenza quotidiana si riduce a una disperata ricerca di acqua, cibo e un riparo sicuro, c’è chi ha scelto di difendere l’anima di un popolo sottraendola all’oblio. Questa è la storia di Omar Hamad, un giovane palestinese di Gaza che, tra le ceneri di un genocidio, ha deciso che l’amore per la propria cultura e per la lettura non doveva morire.
Era il febbraio del 2024 quando, aggirandosi tra i resti fumanti di una biblioteca sventrata dai bombardamenti, Omar si imbatté in un libro dal titolo che suonava come una premonizione dolorosa: “La catastrofe della Palestina”.
“Ritrovare questo libro in una biblioteca distrutta dalle fiamme, nel bel mezzo del genocidio, mi è sembrato un segno del destino”, racconta al telefono.
In quel momento ha capito quale era la sua missione: cercare di salvare i libri di Gaza. Lo ha fatto in una terra dove oltre due milioni di persone lottano ogni giorno per non morire sotto le bombe, e dove la disperazione costringe a bruciare i libri per scaldarsi dal gelo. Per Omar, proteggere i libri stampati in Palestina significa custodire una parte dell’identità del suo popolo, quell’identità che l’occupazione israeliana tenta sistematicamente di cancellare.
Il 90% delle scuole a Gaza è stato distrutto o gravemente danneggiato dall’offensiva militare. Tutte le dodici università dell’enclave e decine di biblioteche pubbliche sono state rase al suolo. Migliaia di studenti, insegnanti e professori hanno perso la vita in quello che le Nazioni Unite hanno denunciato come un vero e proprio sterminio scolastico e culturale.

Cresciuto sotto il blocco asfissiante imposto a Gaza dal 2007 e segnato dall’impossibilità di trovare testi scolastici non censurati, Omar ha sempre visto nella lettura una via di fuga e uno spazio di assoluta libertà interiore.
Costretto a fuggire e a sfollare dodici volte, braccato dalla morte e costretto a dormire all’aperto, Omar ha sempre portato con sé quanti più possibile dei suoi libri. “Sono il mio rifugio sicuro contro la paura.” Insieme al suo amico d’infanzia Ibrahim el-Masri, ha sfidato il pericolo per recuperare volumi preziosi dalle rovine dell’Università di al-Aqsa, della Biblioteca Islamica e del centro fondato dal poeta Mosab Abu Toha. Per Omar, divorare un romanzo quando la fame stringe lo stomaco e raccogliere libri tra le macerie è diventata l’unica ancora di salvezza per dare un senso a un orrore che ha inghiottito ogni cosa.
All’inizio era solo una tenda angusta, traboccante di volumi salvati, poi il sogno di Omar è diventato il sogno di tanti ed è cresciuto. Il 21 aprile 2026 è stata inaugurata la Biblioteca Fenice, sorta sulle ceneri di un centro culturale distrutto.

Oggi, quello spazio è un rifugio di pace e speranza per centinaia di bambini e studenti. “Vederli seduti a sfogliare pagine di storia, a toccare con meraviglia libri che prima credevano perduti restituisce il respiro a una comunità ferita.”
Nonostante la minaccia costante dei raid che continuano a sfiorare la biblioteca, Omar Hamad non si ferma. Accoglie autori, presenta libri e documenta instancabilmente il tentativo di distruzione sistematica della cultura palestinese attraverso un podcast. Perché, come ripete con forza “L’obiettivo non è solo cancellare vite umane, ma annientare la memoria collettiva e il futuro di un intero popolo. E contro questo disegno di oblio, ogni pagina salvata è un atto di pura resistenza.”
Instagram: @phoenix_library1
