4_Proverbi_africani-731-1920-1080-95Testo di Bruno Barba

Tante anime ha l’Africa, e tanti volti. E questo può anche essere noto, anche se del continente che attira e insieme atterrisce si raccontano tante cose inesatte. Per molti l’hic sun leones, che ha echeggiato per secoli, è ancora valido, è ancora la verità.

L’antropologo Marco Aime, grazie alla sua assidua frequentazione dei tanti paesi africani, ci mostra invece un’inedita prospettiva, che valorizza la parola, il detto, il proverbio. Ecco allora che nella mostra “Afriche, immagini e voci” (1), in  programma da martedì 14 marzo a domenica 9 aprile a Palazzo Ducale di Genova – città nella quale Aime insegna all’Università – alle 70 fotografie in bianco e nero (2), scattate dallo stesso antropologo durante i viaggi in Mali, Ghana, Benin, Malawi, Tanzania, Congo e Algeria, sono collegati bellissimi e profondi proverbi.

“I proverbi” – dice Aime – “compongono una sorta di “linguaggio mascherato” e vengono spesso utilizzati quando il linguaggio diretto può portare dei rischi per i legami sociali. Si tratta, infatti, di frasi che utilizzano la metafora per “aggirare” il tema in questione, avvolgendolo in figure, spesso simboliche ed evocative, che da un lato ne attenuano l’impatto diretto, ma dall’altro ne esaltano l’efficacia”.

A proposito di proverbi, tanta è la saggezza dei vecchi, detentori di un sapere infinito, spesso iniziatico, e tanto viene considerata dalla comunità questa capacità di trasmettere sapere, che si dice che “quando in Africa muore un anziano è come se bruciasse una biblioteca”.

“Spesso gli anziani parlano per proverbi” – spiega ancora Aime – “soprattutto in contesti collettivi quando la parola assume una valenza importante. Pronunciare in un consiglio o in un’assemblea un certo proverbio significa ricordare agli altri la norma da rispettare, la tradizione”.

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Allora chiediamo a l’autore delle foto quale sia lo scatto che considera migliore, e perché..

“Difficile scegliere, ci sono foto che rievocano momenti vissuti con persone amiche, come quella di Celine (la foto della donna con le scarificazioni sul volto), altre colte al volo come quella dell’uomo di spalle sulla piroga (il proverbio dice ‘nessuno sa dove va…’) che ha un che di metafisico e evoca un’attesa, una sospensione del tempo come spessa avviene nel sahel”.

“Ognuno di questi proverbi” – è ancora l’antropologo a parlare – “è una formula verbale che può tanto risolvere una discussione quanto servire da monito, richiamandosi alla consuetudine…, poiché si tratta di pensieri condivisi da gran parte della società che li ha creati. Sono come voci che si tramandano di generazione in generazione, sintetizzando in una battuta quella che dovrebbe essere l’opinione dominante della comunità stessa sull’argomento in questione”.

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I proverbi posseggono anche una forte valenza narrativa.

“Certamente, la loro carica metaforica, quasi teatrale” – ribadisce Aime – “colpisce l’uditorio e arricchisce il racconto, soprattutto in un contesto collettivo. La forza di sintesi e di evocazione del proverbio fanno sì che le parole pronunciate vengano spesso scolpite nella mente di chi ascolta, ottenendo un effetto decisivo”.

Fortuna che antropologi e fotografi come Aime – in questo caso le due vocazioni, le due professioni sono unite – riescono a trasmettere  emozioni, sensazioni e percezioni che ci restituisco l’immagine di un’Africa a tinte forti, colorata, anche romantica. Poetica, sempre diversissima, da sé e dal resto del mondo (3).

E oggi, che tutto appare omologato, queste fotografie e i proverbi che le illustrano raccontano, senza alcuna retorica, tanti aspetti profondissime e sinceri di popoli che, pur “attaccati” in tanti modi dall’Occidente, riescono a mantenere, e trasmettere, simboli, leggende e storie delle loro culture millenarie. Soprattutto valori, a cominciare dal rispetto per gli anziani, nonostante anche in Africa vengano proposti quotidianamente dai media nuovi modelli di vita. “E allora i proverbi rimangono lì, in Africa come a casa nostra” – conclude Aime – “a ricordarci il ‘bel tempo andato’ e a illuderci che una volta tutto fosse migliore” (4) .

 

Info: “Afriche. Immagini e voci”. Palazzo Ducale, Sala Liguria, Genova.

Dal 14 marzo al 9 aprile. Orario: 9/19 da lunedì a venerdì, 11/19 sabato e domenica.

Ingresso libero