di Geno Pampaloni
Proprio ieri, 17 gennaio, erano 25 anni dalla morte del critico letterario Geno Pampaloni. Ma il Pampa – così lo chiamavano le figlie – già da tempo si preparava al suo viaggio più importante e qualche anno prima, nel 1995, aveva iniziato a fare la sua “valigia”, con dentro le poche cose leggere che gli sarebbe piaciuto portare con sé nell’aldilà.
È un testo breve e lieve, pieno di ricordi di luoghi e di viaggi, riscoperto qualche anno fa dalla figlia Lorenza e che grazie a lei proponiamo oggi ai lettori di Erodoto.

Pampaloni a Porta Vescovo nel 1989, sullo sfondo le cime della Marmolada.
Bagno a Ripoli, 9 maggio 1995
Ogni tanto penso a che cosa mi piacerebbe portarmi al di là (se un al di là ci sarà).
Qualche volto di donna, qualche paesaggio (Bocca d’Ombrone; le Dolomiti rosate della val Badia; la spalliera nevosa delle Alpi vista dal Colle dei Cappuccini, a Torino, al di là dei meandri dei fiumi che scorrono nel fondovalle; il ponte di legno di Lucerna; il mare azzurro da cui emergono gli scogli di Ile Rousse, in Corsica; le tre finestre verdi della casa della Liliana, a Grosseto; la pianura che va verso il mare, interrotta dalla linea scura della pineta, nella luce quieta d’acquamarina, che mi sembrava infinita, vista dalle Mura, ancora a Grosseto; il ciuffo di cipressi attorno alla Pieve di Baroncelli in cima alla poggiata verde e marrone, la mattina quando spalanco la finestra; l’altissimo ponte di Berna su non so che fiume; il ponte sul Golfo, ancora in Corsica, mentre guardo la sabbia intorno a me bollire sotto i colpi di una ostinata mitragliatrice tedesca; il mare viola di Rodi nella lontana crociera, viaggio premio perché ero bravo a scuola, sessant’anni fa; la “fantasia” dei Berberi a cavallo, l’anno dopo, in un’altra crociera premio; la neve scintillante della Marmolada, e quella, a Cogne, del massiccio Gran Paradiso; “la Serra dritta, gli alberi, le chiese” evocati da Guido Gozzano).
E i versi: “Vergine madre, figlia del tuo figlio”; “e vidi il tremolar della marina”; la pioggia infernale “eterna, maledetta, fredda e greve; Rilke tradotto da Giaime Pintor (“Dev’essere autunno, – là dove donne innamorate – sanno di noi”; il delizioso Marino Moretti (Piove. È mercoledì. sono a Cesena”); il dolcissimo Attilio Bertolucci (“Come pesa la neve su questi rami – come pesano gli anni sulle spalle che ami… Gli anni della giovinezza sono anni lontani”); e ancora Rilke: “Presto la sera verrà. – Ma quanta luce è raccolta, – ora, nel cerchio breve delle tue mani”. E lo straziante Noventa: “E a un de’ tosi ch’andarà via, – volgendo i oci di nuovo al porto, – e a un de’ tosi ch’andarà via – ghe darò il cor”.
Una valigia leggera, ma preziosa. E San Pietro, che ha un cuore d’oro, mi aiuterà ad asciugarmi le ultime lacrime (In Purgatorio non si piange).

La prima edizione dell’autobiografia di Pampaloni, pubblicata dalla casa editrice Camunia di Raffaele Crovi nel 1984.
