Testo di Rita Montinaro
Artemis è una dea della religione greca. Dea della Luna, della caccia, della foresta, delle fonti. Orion è un gigante cacciatore. Assieme condividono lunghe battute di caccia. Artemis si innamorerà di Orion, ma il cacciatore non ricambia il suo amore. La vendetta di Artemis fu spietata: ucciderà Orion liberando vicino a lui un velenoso scorpione.
Questa è solo una delle tante versioni del mito di Artemis e Orione.
Artemis II e Orion sono stati i nomi scelti dalla Nasa per denominare la missione spaziale e il razzo lunare protagonisti del giro intorno alla Luna dei giorni scorsi. Peccato che i nordamericani abbiano subito addomesticato il nome di Orion pronunciandolo Oràion, giusto per non lasciare dubbi sulla paternità dell’impresa. È lontano il tempo della frase pronunciata, nel 1969, da Armstrong al momento dello sbarco sulla Luna: ‘un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità’.
Anche questa volta gli astronauti, un bel gruppo misto per sesso e provenienza (un bianco nordamericano, un afroamericano, una donna, un canadese), hanno riportato a casa lo stupore della consapevolezza che la Terra sia l’unico posto visibile in cui c’è vita. C’è un senso inevitabile di tenerezza, per chi guarda il nostro pianeta dallo spazio.

Guardare la Terra dallo spazio, guardarla assieme da una navicella, favorisce ‘comportamenti altruistici e prosociali’ fra gli astronauti. Sperimenta cooperazione. Ma, temo, non siano queste le intenzioni dei padroni del mondo: loro pensano allo sfruttamento delle risorse della Luna, alle opportunità commerciali, a nuovi mercati che si apriranno. La Luna come terra di una nuova privatizzazione. Nonostante che, per il trattato del 1967 sullo spazio extra-atmosferico, la Luna sia un ‘bene comune’.
Durante la loro missione, gli astronauti sono stati invitati da chi li guidava dalla base di Cape Canaveral a usare gli occhi e le mani, a osservare con attenzione la Luna, a descriverla scrivendo e a disegnarne i particolari, proprio come faceva Galileo Galilei. La visione diretta della Luna nello spazio offre una prospettiva tridimensionale e una profondità che sono inarrivabili dalla fotografia, soprattutto per ciò che riguarda la luce e l’ombra. ‘Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono’, è la frase, attribuita a Galileo, che vale ancora oggi.
(La foto di copertina è stata scattata lo scorso 6 aprile dagli astronauti di Artemis II: alba di terra)
Rita Montinaro, maestra, si occupa da molti anni di Pedagogia del Cielo.
