Dove Alessandro volle farsi dio.

Testo e foto di Roberto De Meo

Dormiveglia nel pullman notturno. Sono partito dalla Stazione Nuova di Alessandria già da un po’. A tratti mi riaddormento, a tratti mi sveglio e l’emozione mi riprende. Un sogno coltivato per anni sta per realizzarsi: Siwa, l’oasi nel deserto bianco al confine con la Libia, è la mia destinazione.

Qui, prima di me, era venuto Alessandro per farsi vaticinare la discendenza divina dall’oracolo del tempio del dio Amon. Aveva capito, infatti, che per regnare sugli Egizi occorreva essere accolto nel loro pantheon. E, prima di morire, chiese di essere sepolto proprio qui, nel tempio, vicino al dio che riteneva suo padre. Invece il suo corpo mummificato fu trasferito in un grande mausoleo ad Alessandria, poi andato distrutto.

L’ingresso al tempio dell’oracolo di Amon

Il pullman ci mette tutta la notte per fare il viaggio, prima lungo la costa fino a Marsa Matruh e poi all’interno fino a Siwa. Lo stesso percorso di Alessandro, ma prima di lui – forse – anche di Perseo e di Eracle… Due o tre volte ci fermiamo, nelle località più importanti, dove le stazioni di servizio sono aperte anche in piena notte, per comprare qualche snack e per andare ai bagni (la cosa che più mi preoccupava nell’affrontare il viaggio notturno…). Siamo accolti da ragazzini operosi, che cercano ogni maniera per guadagnare qualche spicciolo, taglieggiandoci nel pagamento dell’ingresso ai gabinetti. Qualche breve sosta anche per il controllo dei documenti da parte dei soldati, che ci fermano e salgono sul bus.

L’alba mi risveglia, siamo arrivati. Alla stazione, Hamousha, la mia guida, è lì che aspetta con il suo inseparabile tuk tuk per portarmi – subito – al tempio di Amon. Mi impressiona e mi stupisce proprio la miriade di tuk tuk che riempiono le strade di Siwa, forse mi ero illuso che tra Alessandro e me in pochi fossero venuti da queste parti. Invece la cittadina è affollata di turisti festanti, tutti in tuk tuk vogliamo vedere le medesime cose…

L’oasi di Siwa dal tempio dell’oracolo di Amon

Rumore, polvere, vento: il tuk tuk dopo un po’ diventa davvero faticoso… Arriviamo alle rovine del tempio che dominano l’oasi dalla sommità della rocca di Aghurmi, l’antica città di Siwa. Molti sono già dentro, bisogna avere pazienza… Nonostante l’affollamento, il luogo incute ancora rispetto e suggestione. Alcuni gruppi, in disparte, fanno meditazione, a occhi chiusi cercano di assorbire l’energia del posto; una donna piange a lungo guardando verso l’orizzonte. Il dio, però, ha lasciato il suo tempio, ormai non abita più qui.

La sorgente di Cleopatra e un immancabile tuk tuk

Con Hamousha trascorro giorni belli, scarrozzato dalla mattina alla sera per vedere le meraviglie di Siwa, quelle che tutti vogliono e devono vedere: la piscina di Cleopatra, una vasca di acqua fresca nel mezzo dell’oasi in cui ci si può bagnare che – immagino – rappresentasse una specie di miraggio per le carovane che arrivavano dal deserto nei tempi passati; il Gebel al Maut, “la Montagna dei morti”, una necropoli con centinaia di tombe di epoca faraonica e romana scavate nella roccia.

L’ingresso alla tomba di Si Amon a Gebel al Maut
Il soffitto affrescato della tomba di Si Amon

E ancora, i laghi salati, enormi crateri da cui una volta estratto il sale si riempiono d’acqua limpida e possono essere usati per bagnature terapeutiche come nel Mar Morto; il tramonto sul lago di Siwa, dolce e languido, che ti fa volare via i pensieri. Sono tappe più o meno obbligate, capita spesso di rincontrare le stesse persone.

In tuk tuk ai laghi salati
Alla fine nessuno resiste alla tentazione…

Hamousha è una presenza discreta, non si apre molto, comunichiamo abbastanza in inglese, meglio su Whatsapp, il mio arabo rudimentale serve a poco, perché lui parla la lingua degli Amazigh, la tribù berbera che da secoli abita la zona.

Il sole tramonta sul lago di Siwa

Un tardo pomeriggio, finita la visita della fortezza di Shali, l’antica cittadella di Siwa, passiamo di fronte a casa sua, una vecchia costruzione di pietra del vecchio nucleo. Vediamo la moglie, ci invita ad entrare, il senso dell’ospitalità vince su ogni ritrosia. Lì, finalmente senza scarpe, seduti su divani e tappeti, bevendo tè e mangiando pistacchi e datteri, racconta che ha una trentina di anni e – grazie al suo inglese – lavora in un albergo importante di Siwa. Scarrozzare i turisti è il suo secondo lavoro. La moglie ascolta in silenzio, non parla, riordina, tiene buoni due vispissimi bambini, porta cose da offrire all’ospite. Hamousha parla e dice che possiede anche una vecchia casa in terra cruda ai margini della fortezza e che alcune di queste case vengono ristrutturate per i turisti. Lo incoraggio, quella è la strada giusta in cui investire i suoi risparmi. (Penso che quando tornerò a Siwa troverò il CIN degli affitti turistici sui campanelli delle case…).

Le abitazioni dell’antica città fortificata di Shali. Costruita tutta con un materiale chiamato karshef, un impasto di di sale, sabbia, argilla e legno di palma, ai primi decenni del XX secolo Shali venne quasi completamente distrutta da piogge torrenziali che ne sciolsero letteralmente una gran parte.

Gli dico che ho letto di un posto un po’ fuori, una zona archeologica che si chiama Maraqi, promette di portarmici l’indomani, il mio ultimo giorno.

Con il tuk tuk prendiamo una vecchia strada e facciamo un percorso spettacolare lungo il lago di Siwa. Acque limpide, qualche resort di lusso, poche case, il verde delle sponde del lago che contrasta con l’ocra delle montagne e del deserto.

In strada, lungo il lago di Siwa

Quaranta minuti di tuk tuk e arriviamo a Bilad al Roum, “Il paese dei Romani”, una necropoli scavata su due livelli nel fianco della montagna. Una stele moderna ne segnala l’esistenza, per il resto nessuna presenza umana.

La stele all’ingresso di Bilad al Roum
La necropoli di Bilad al Roum, nell’area di Maraqi

Si può entrare nelle tombe, completamente deserte, anche subendone un po’ la suggestione. Il pensiero mi va a quei legionari romani lì sepolti: chissà da dove venivano, qualcuno forse dall’Italia, cosa avrà provato a trovarsi in quel luogo completamente sperduto?

Tra le tombe, con Hamousha

È sera, Hamousha mi accompagna alla fermata del pullman notturno che mi riporterà ad Alessandria per l’ultima settimana di scuola.

Nello zaino ho raccolto le pietre di Maraqi, il sale dei laghi e i fossili del deserto.