Raccontare il Medio Oriente oltre le immagini dei conflitti, attraversando storie personali, migrazioni, diritti, identità e desiderio di cambiamento. È questo il filo che attraversa la 17ª edizione di Middle East Now, in programma a Firenze dal 6 all’11 ottobre 2026 al Cinema La Compagnia, al Cinema Astra e in altri luoghi della città.
Il festival, organizzato dall’associazione culturale Map of Creation con la direzione artistica di Lisa Chiari e Roberto Ruta, inaugura anche quest’anno la rassegna “50 Giorni di Cinema”. Il programma propone 33 film e documentari, insieme a mostre, performance, incontri, progetti artistici e iniziative dedicate al cibo e alla cultura.
Il tema scelto per questa edizione è “Radical Movements”: il movimento inteso non soltanto come spostamento fisico o migrazione, ma come possibilità di trasformazione individuale e collettiva, reazione all’instabilità del presente e ricerca di un futuro diverso. Una prospettiva che attraversa i diversi linguaggi del festival e invita a guardare alle società mediorientali contemporanee senza ricorrere a semplificazioni o stereotipi.

L’apertura con Mani Naimi e A Fox Under a Pink Moon
La serata inaugurale di martedì 6 ottobre, al Cinema La Compagnia, prende il via alle 21 con la performance live del cantautore italo-iraniano Mani Naimi, residente a Firenze dal 1993.
A seguire sarà proiettato A Fox Under a Pink Moon (Iran, Francia, Regno Unito, Danimarca, Austria, 2025, 76’), diretto da Mehrdad Oskouei e Soraya Akhalaghi, documentario vincitore del premio per il miglior film nella sezione documentari dell’ultimo IDFA – International Documentary Film Festival Amsterdam.
Il film porta sullo schermo la storia di Soraya, sedicenne afghana che vive clandestinamente in Iran e che, dopo essere fuggita da un matrimonio violento, decide di raccontare la propria esperienza attraverso la videocamera di uno smartphone. Per cinque anni filma in segreto la propria quotidianità, i tentativi di fuga e il viaggio lungo le rotte migratorie, mentre continua a creare sculture e a immaginare una vita diversa.
Ne nasce un autoritratto intimo e potente, nel quale la dimensione personale si intreccia con quella politica. Soraya non è soltanto la protagonista del film: il suo lavoro con la videocamera diventa parte stessa del processo creativo, fino al riconoscimento come co-regista.

Un film girato a distanza per proteggere la protagonista
La particolarità di A Fox Under a Pink Moon sta anche nelle modalità con cui è stato realizzato. Mehrdad Oskouei ha diretto il progetto a distanza, mentre Soraya filmava autonomamente con il proprio smartphone.
Una scelta dettata innanzitutto dalla necessità di proteggerla. La presenza di una troupe avrebbe infatti potuto esporre la ragazza, afghana e clandestina in Iran, al rischio di arresto o di ritorsioni. Girare con il telefono le ha permesso di muoversi senza attirare l’attenzione e di documentare per oltre cinque anni la propria esperienza.
Il regista ha così assunto il ruolo di mentore artistico a distanza, accompagnandola nella trasformazione della sua vicenda personale e della sua produzione artistica in un film che diventa, al tempo stesso, testimonianza e strumento di autodeterminazione.
Oskouei sarà presente a Firenze e incontrerà il pubblico al termine della proiezione, in un appuntamento che il festival inserisce nel più ampio percorso dedicato all’Iran e alla resistenza femminile.

Un festival oltre lo schermo
L’apertura con A Fox Under a Pink Moon anticipa un programma che dedica particolare attenzione alle storie di resistenza e alle voci femminili. Tra i film in programma figurano anche l’anteprima mondiale di Women of Revolution di Mina Akbari, dedicato a quarant’anni di battaglie per i diritti delle donne in Iran, e numerosi lavori provenienti da Palestina, Libano, Afghanistan, Egitto, Iraq e Siria.
Ma Middle East Now non si ferma al cinema. Mostre fotografiche, teatro, musica, talk e appuntamenti gastronomici trasformano il festival in un percorso diffuso nella città. Tra gli eventi di questa edizione ci sono la mostra “What Moves Us”, dedicata alla fotografia e all’identità urbana, la mostra “Revolution, Intermission” del political cartoonist sudanese Khaled Albahi e lo spettacolo teatrale Come Back Home dell’attore e regista palestinese Fadi Murad.
Un insieme di linguaggi diversi che, come spiegano i direttori artistici Lisa Chiari e Roberto Ruta, nasce dalla volontà di offrire uno sguardo “autentico, complesso e vitale” sul Medio Oriente e di trasformare i luoghi del festival in spazi di incontro e confronto.
Middle East Now 2026 si svolge dal 6 all’11 ottobre a Firenze.

