A meno di sette ore dalla partita Marocco-Francia, quarti di finale dei Mondiali, arriva anche l’emozione di Lamyae, nuova compagna di strada di Erodoto108. Un racconto appassionato: fino al 2022 il calcio non faceva parte della sua vita. Eppure vi aveva giocato per le strade di Marrakech quando era bambina. Poi, durante quella coppa del mondo di quattro anni fa, qualcosa è cambiato. E da allora quei giocatori con indosso la maglia rossa sono diventati il segno di una identità orgogliosa. E poi quegli spalti pieni di donne, bambini, madri, ragazze…

Testo di Lamyae Oummy

Foto da wikimedia commons/Foto: Agência Brasil – CC BY 3.0 BR



Il calcio non è mai stato uno sport che mi appassionasse davvero. Eppure, se ripenso alla mia infanzia, ricordo intere sere trascorse a giocare a pallone con gli amici. Ai piedi avevamo spesso solo un paio di sandali, ma non importava. Correvo, ridevo e giocavo insieme ai bambini, senza alcuna differenza tra maschi e femmine. Eravamo semplicemente un gruppo di bambini felici.

Poi si cresce. Arrivano lo studio, il lavoro, altri sport e altri impegni. Il calcio è rimasto sullo sfondo della mia vita.

Fino al Mondiale del 2022.

Da quel momento qualcosa è cambiato. La nazionale marocchina, la squadra del Paese dove sono nata, anche se non ci sono cresciuta, ha riacceso in me un entusiasmo che non pensavo di poter provare. Ho ricominciato ad amare il calcio, a interessarmi alle sue regole, a chiedermi contro chi avrebbe giocato il Marocco, ad aspettare con ansia ogni partita.

In casa è diventato un vero rito. Il giorno della partita ci prepariamo tutti insieme. Io, mio marito italiano e i nostri figli italo-marocchini nati in Svizzera. Indossiamo la maglia del Marocco e ci sediamo davanti alla televisione. Mio marito mi spiega pazientemente ogni dettaglio del gioco, dai rigori alle punizioni, mentre io vivo ogni azione con il cuore in gola. Ho pianto per la gioia delle vittorie e ho pianto anche nelle sconfitte, ma senza mai perdere la speranza di rivedere il Marocco competere a quei livelli.

Una delle cose che più mi ha emozionato è stata vedere gli spalti pieni di donne: bambine, ragazze, mamme e anziane che percorrevano migliaia di chilometri pur di sostenere il proprio Paese. Perché in quei momenti non si tifava semplicemente una squadra di calcio. Si portava nel cuore il nome di una nazione.

Anche quest’anno vivo ogni partita con la stessa emozione e la stessa speranza. Durante i nostri viaggi in Europa non ce ne perdiamo una. Abbiamo guardato il Marocco in tanti Paesi diversi e vedere persone del posto esultare insieme a noi per ogni gol è stato qualcosa di speciale. Lo sport, quando unisce, sa superare ogni confine.

Quella contro la Francia, però, è una partita diversa. Non è soltanto una sfida tra due grandi nazionali. Tra Marocco e Francia esiste un legame storico profondo. Molti giocatori della nazionale marocchina sono nati e cresciuti in Francia, ma hanno scelto di rappresentare il Paese delle loro origini e del loro cuore. È una scelta che racconta quanto l’identità possa essere ricca e complessa.

Sono certa che questa partita sarà vissuta con grande intensità in ogni angolo della Francia, così come in Marocco e ovunque ci siano marocchini nel mondo.

Qualunque sarà il risultato, spero che i miei connazionali lo accolgano con orgoglio. Essere arrivati fin qui è già la dimostrazione che il percorso iniziato nel 2022 non è stato un caso e nemmeno un colpo di fortuna, come molti avevano detto. Il Marocco continua a farsi rispettare nel calcio internazionale e sono convinta che continuerà a far parlare di sé anche in futuro.

Io, nel frattempo, continuerò a insegnare ai miei figli ad amare entrambe le loro nazioni. Perché avere due culture significa avere due radici, non doverne scegliere una sola. E qualunque delle due scenda in campo, noi saremo lì, a tifare con il cuore, con rispetto e con orgoglio.