Le due sponde cercano di avvicinarsi, si sfiorano, una distanza di poco più di un chilometro. E’ un ‘imbuto della storia’. Qui sono cadute ninfe divine, Troia ha cercato di imporre i suoi pedaggi e, a migliaia, sono venuti a morire dall’Australia. Oggi le navi russe e ucraine sono costrette a navigare in questa strettoia del mondo

Testo di Daniela Atropia, foto di Isabella Balena

Ancora un tramonto sullo stretto, il sole ne se va anche sul confine dei Dardanelli e, nei racconti della sera, si impigliano mille storie. Grandi navi sullo sfondo sfilano in continuazione. Domattina partiremo lasciando alle spalle spiagge insanguinate. il mare fugge sui finestrini di altri autobus diretti all’aeroporto di Istanbul Sabiha Gökçen, sulla sponda asiatica. Negli occhi le acque tormentate dell’Ellesponto in cui da sempre annegano i suoi miti. Una serata su un molo a parlare di altri stretti maledetti, a guardare il mondo che si ostina a passarci attraverso. Con le sue navi, le sue guerre e tutta la sua storia.

No, i Dardanelli non sono un luogo qualsiasi. Sono un incredibile ‘imbuto della Storia”’. Come Hormuz, come Panama, i Dardanelli, sono tra i luoghi più affascinanti e controversi della storia.

                                                                                                                       

Çanakkale, finestra sui Dardanelli

Grandi navi che scivolano silenziose sullo sfondo; aria di frontiera. La cittadina portuale di Çanakkale è una finestra spalancata sui Dardanelli. La raggiungiamo in autobus, così come viaggiano i turchi, in balia di arie condizionate senza pietà, risalendo la costa verso nord. È a Çanakkale che i mari parlano fra loro, perché lo stretto dei Dardanelli, insieme a quello del Bosforo, collega l’Egeo al Mar Nero attraverso il Mar di Marmara. Ed è sempre qui che questo braccio di mare separa la penisola di Gallipoli, lembo d’Europa, dalla parte asiatica della Turchia in un gioco misterioso di sguardi fra due continenti. La divisione fra mondi si fa sottile, visto che lo stretto – lungo circa 62 chilometri e con una larghezza massima di otto – raggiunge in questo punto la larghezza minima di circa mille e 250 metri.

Un ristorante di Çannakkale

Çanakkale ha un’atmosfera tutta sua: invita alla vacanza, ma è anche luogo di transito, con le sue spiagge dall’acqua bassa e il profilo dell’orizzonte perennemente turbato dai mercantili che vanno e vengono dal Mar Nero. Sulla passeggiata a mare l’enorme cavallo di “Troy”, donato dalla produzione alla città, come erede dell’antica città di Troia, con le sue rovine a soli 32 km.

Il cavallo del film Troy

Il tempo delle ninfe

Una ninfa, Elle, che cade in mare e poi la tragica storia di Ero e Leandro. I miti greci che riguardano i Dardanelli sono tristi come attraversamenti interrotti. Su uno dei tanti moli protesi nell’ acqua, il minuscolo bar semideserto, scelto per i pesciolini fritti e il privilegio di un tramonto, sembra sospeso. L’ ideale per aprirsi alle narrazioni e fingere che sottotraccia ci sia una verità. Secondo la leggenda, la ninfa Nefele inviò ai figli perseguitati dalla matrigna un ariete dal vello d’oro con cui fuggire, ma Elle cadde in mare e annegò, dando allo stretto il nome di Ellesponto, il Mare di Elle. Più struggente la vicenda di Leandro che ogni notte attraversava a nuoto lo stretto per incontrare Ero, sacerdotessa di Afrodite, che lo guidava con una lucerna. Durante una tempesta la luce si spense, l’amato annegò e lei si tolse la vita. Ma è la guerra di Troia a illuminare i Dardanelli con la sua forza narrativa ed è qui che il sogno si fa storia. Sono gli studiosi a dirci che la città avrebbe chiesto pedaggi alle navi straniere per poter accedere allo stretto, fino ad esasperare i Greci. Fra l’altro il vento e le correnti rendevano spesso difficile la navigazione e le navi erano costrette a sostare spesso presso Troia: ulteriori costi. Ed è ancora l’antichità a raccontarci qualcosa di incredibile sull’Ellesponto: qui le guerre si stratificano, chiamando in causa Serse, il “Gran Re” persiano che flagellò il mare. Durante la seconda guerra greco-persiana del 480 a.C., Serse aveva progettato di   costruire un ponte di barche sullo stretto per invadere la Grecia. Il primo tentativo andò a vuoto per una tempesta e il mare, ce lo racconta lo storico greco Erodoto, fu punito con sonore frustate. Oggi sullo stretto si tende il “1915 Çanakkale Bridge”, il ponte sospeso più lungo al mondo (2.023 metri di luce tra le due torri). Dall’impresa di Serse in poi la storia ha continuato a galoppare con altri attraversamenti e tentativi di controllo da parte di nuovi attori: Alessandro Magno, l’l’impero romano, Venezia e l’impero ottomano che, nell’ Ottocento, ingaggiò con la Russia una sfida geopolitica denominata “Questione d’Oriente”.

La tragedia di Gallipoli

Sulla piccola spiaggia donne velate e ragazze in bikini. Sullo sfondo una terra azzurrognola, la penisola di Gallipoli – per i Greci antichi il Chersoneso tracio che controllava la rotta da e verso la Crimea – dove approdiamo via traghetto. Qui fantasmi di guerre più recenti e probabilmente l’episodio più sanguinoso legato ai Dardanelli: la disastrosa campagna di Gallipoli durante la Prima guerra mondiale. Oggi statue e cimiteri di guerra rammentano la disfatta delle forze francesi, britanniche e soprattutto dei Corpi dell’Esercito Australiano e Neozelandese (ANZAC). Il loro obiettivo era quello di forzare i Dardanelli, conquistare Istanbul e aprirsi una strada verso la Russia imperiale loro alleata. L’azione costò centinaia di migliaia di vittime e una sconfitta che si rivelò un atto fondativo per l’identità nazionale turca moderna. Nel porto di Eceabat, dove il lungomare offre caffè, ristoranti locali e panini al pesce, si è catturati dalla tristezza del “Parco del rispetto per la Storia”, Tarihe Saygı Parkı, con i manichini dei soldati, la ricostruzione delle trincee a grandezza naturale e un’imponente scultura alta 12 metri dedicata a tutti i caduti della campagna di Gallipoli.

Sul traghetto per Gallipoli

Terre e mari senza pace

Eppure le dispute che riguardano i Dardanelli e il Bosforo non si fermano a quella tragedia. Dopo la Grande Guerra il problema del loro controllo divenne nuovamente tema internazionale, portando alla firma della Convenzione di Montreux del 1936 che stabilì la sovranità turca su di loro. Seguì la “Crisi degli Stretti Turchi”, durante la Guerra Fredda, che vide confrontarsi l’Unione Sovietica e la Turchia. Oggi gli accessi della discordia sono ancora controllati dalla Turchia – al netto di nuove controversie con la vicina Grecia – che è in grado di dettare regole sul passaggio delle navi militari e non solo (come è accaduto nel corso della guerra in Ucraina). Attualmente i Dardanelli restano cruciali per il commercio energetico del Mar Nero, per il traffico tra Ucraina, Russia e Mediterraneo, per la strategia Nato e turca. Nel 2024 attraverso questo collo di bottiglia sono transitate oltre 40mila navi: un fiume di merci provenienti dall’Ucraina e dalla Russia, In questo caso la voce più importante è quella del petrolio greggio e derivati, con centinaia di petroliere, la cosiddetta “flotta ombra” – vecchie petroliere di proprietà occulta -, che trasportano greggio dalla Russia soprattutto verso India, Cina e Turchia.

(Il titolo di questo articolo di Daniela è stato ‘rubato’ da un prezioso libro di Franco La Cecla e e Piero Zanini: ‘Lo stretto indispensabile, ed Touring Club, pagine bellissime sui passaggi marini del nostro pianeta)