Testo e foto di Roberto De Meo
Ma cosa sono diventate le guide turistiche al tempo non solo di internet, ma anche dei social, un tempo in cui le informazioni pratiche, le notizie storiche, i consigli giusti, le illustrazioni e le cartine, insomma tutto quello che serve per preparare e affrontare un viaggio può essere facilmente trovato in rete?
Sono stato a “Testo [Come si diventa un libro]”, la manifestazione dedicata alla filiera editoriale (cioè a come si fa un libro dalla progettazione alla vendita) che si tiene ogni anno alla Stazione Leopolda di Firenze e dove si trova raccolta gran parte dell’editoria italiana.
Il posto giusto, dunque, per trovare risposte alla nostra domanda, camminando per gli stand, soffermandomi quando i titoli dedicati al viaggio attiravano la mia attenzione e cercando di capire parlandone con gli addetti ai lavori.
Sono partito alla ricerca degli editori più importanti di guide tradizionali, quelle che abbiamo sempre usato per viaggiare, ma ho trovato soltanto EDT, l’editore delle “Lonely Planet”, con un banco dove le guide della collana dominavano in bell’ordine, segno indiscusso di una buona salute e della volontà di sottolineare la propria leadership in questo mercato.

Non era purtroppo presente in fiera Touring editore, che si propone come “il punto di riferimento nel campo dell’editoria turistica in Italia” e con cui avrei voluto volentieri scambiare alcune idee su questo argomento e sui loro progetti. Comunque anche un’assenza ha un significato. Erano assenti dai banchi dei propri editori anche le altre collane di storiche guide, come le Rough Guides della Feltrinelli, per citare la più importante.
Mi metto allora alla ricerca di nuovi progetti, di nuovi modi per fare una guida turistica.
Allo stand di Ediciclo, editore che nasce come specializzato su itinerari in bicicletta, trovo Giada Zamarian, che mi mostra la loro nuova collana, che viene dalla Francia. Si chiama “Bon Voyage” e lei la definisce “una nuova generazione di guide/libri di viaggio”. Guide o libri? Il trucco è proprio qui, perché queste sono un mix tra una guida e un romanzo: “Guide che si divorano come romanzi, romanzi utili come guide”, è lo strillo. Gli autori sono scrittrici o scrittori che conoscono bene la città di cui parlano, adottano uno stile narrativo che rende la lettura fluida, ma anche offrono infografiche e informazioni utili per il viaggio. Il primo titolo del 2025 è stato Tokyo, strizzando l’occhio al boom del Giappone, poi nel 2026 è uscita Roma, in programma New York, Barcellona, Berlino… Insomma le mete più classiche tra le città turistiche…
Pochi metri in avanti e incontro Rocco Bellanzone, uno dei direttori editoriali di Paesi edizioni, casa editrice che ‒ già lo suggerisce il nome ‒ si propone di offrire uno sguardo internazionale attraverso le sue pubblicazioni. E qui trovo un’altra collana che nasce da una contaminazione: si chiama “Città geopolitiche”, a metà tra reportage e guida di viaggio. I suoi autori sono giornalisti, quindi non scrittori di narrativa, esperti del luogo di cui scrivono, ma che spesso usano un espediente letterario per condurre il lettore dentro la loro città: in Istanbul seguiamo il girovagare di un gatto (Istanbul è “la città dei gatti”), in Teheran il volo di un airone. I titoli non sono certo scelti sulla base del massimo afflusso turistico, ma dell’interesse che le città possono avere per comprendere il contesto geopolitico attuale. Abbiamo infatti Kharkiv, Damasco, Sarajevo, Pietroburgo e perfino il racconto di un viaggio in Groenlandia…

Questi sono forse i due progetti più nuovi, ma seguitando a cercare mi fermo davanti a una collana che già conosco e apprezzo, ormai affermata sul mercato per numero di titoli e per qualità editoriale: è “The Passenger”, di Iperborea, casa editrice in origine specializzata nella narrativa del Nordeuropa. In collana ci sono tanti titoli, di città (di nuovo Tokyo, ma anche Londra, Milano, Copenaghen), Paesi (Dubai, Thailandia, Messico, Corea del Sud, ma anche Nigeria e Palestina), e poi regioni come Puglia e Sicilia, insieme a Mediterraneo, Oceano, Spazio e ‒ ultima uscita ‒ Artico. Allo stand mi spiegano che un gruppo di lavoro composto da due editor e una redattrice mette a punto il piano delle pubblicazioni, cinque titoli l’anno dal 2017, e poi inizia a preparare il volume attraverso la lettura di tantissimi testi e la selezione di saggi, reportage, racconti, brani letterari che andranno a costituire il libro. Talvolta, se l’argomento lo richiede, alcuni testi possono essere commissionati apposta, ma questa non è la regola. Per l’apparato iconografico è attiva una collaborazione con l’agenzia fotografica Prospekt, e grazie a questo basta sfogliare un volume per farsi portare subito dentro l’atmosfera del posto. Sono guide turistiche? Chissà… Io mi sono letto quella sulla Palestina, per approfondire, e se vado in Puglia o in Portogallo forse me le compro. Perché ‒ e questo è il punto ‒ danno qualcosa in più rispetto a quella gran quantità di informazioni e notizie presenti in rete, che mancano della capacità complessiva di fare un ritratto capace di ispirare un viaggio, sia fisico che mentale.

Concludo il mio girovagare insieme all’editore Giulio Perrone, che si appresta a celebrare la centesima uscita della sua collana, “Passaggi di dogana”, con un titolo dedicato al Mediterraneo, un collettivo che raccoglierà i contributi di 10 scrittori. Nel 2012 il suo primo volume è stato A Lisbona con Antonio Tabucchi e poi non si è più fermato con questi libri che descrive come “un percorso emozionale insieme a un artista, un musicista, uno scrittore, ma anche uno sportivo (tipo Maradona), come chiave per entrare in un luogo”. E questo può essere la Francia di Simenon, l’Inghilterra di Agatha Christie, la Roma di Pasolini, ma anche la New York di Lady Gaga, l’Amsterdam di Van Gogh o la Berlino di David Bowie. L’idea nasce sempre dentro la casa editrice che sceglie l’autore cui affidare la scrittura. Uno tira l’altro e siamo arrivati a 100…
Come vogliamo concludere? Direi che l’editoria di viaggio esiste sempre e, anche se le guide tradizionali non offrono grandi novità, c’è un fiorire di progetti ibridi che contaminano i generi dando vita a libri originali che possiamo leggere prima, durante e dopo il nostro viaggio, ma anche (e soprattutto?) se non faremo proprio nessun viaggio.

