testo e foto di Paolo Sito

Attraversare il centro storico di Napoli in compagnia di Lello Esposito è l’occasione per avere una chiara idea del suo modo di porsi nei confronti delle opere realizzate e della sua città. È la metafora di come Lello ha voluto che il suo messaggio arrivasse agli altri.

Percorrere i vicoli di Spaccanapoli accanto all’artista è un susseguirsi di saluti, sorrisi, abbracci, inchini. Perché tutti conoscono Lello e lui non nega mai a nessuno il suo saluto, due chiacchiere, un consiglio. C’è il netturbino che lo ferma sull’uscio e lo avvisa dei prossimi lavori chiedendogli se ha particolari necessità per le quali la sua opera possa essere d’aiuto. C’è il negoziante che gli sorride dalla sua vetrina dove sono esposti articoli di artigianato che ricordano le forme delle icone che Lello ha ripreso e valorizzato nella sua attività di artista. Tutti oggetti che sono oggi  su tantissime bancarelle o nei negozi più eleganti ma che devono molto a un modo di rappresentare la napoletanità che non è “napoletanismo”.

Pulcinella, corni, Vesuvi, San Gennari, storia ereditata e ricambiata con testimonianze di un amore viscerale che hanno spesso trovato Lello paladino di battaglie combattute in solitudine. Eppure il suo messaggio è arrivato in modo efficace agli interlocutori giusti. Perché Lello ha sempre immaginato che dovesse essere indirizzato soprattutto alla sua città, non ai Palazzi,  anche se la potenza dei concetti espressi da quella che può essere definita una vera e propria “dottrina” ha certamente qualcosa di politico nel senso più nobile che tale parola può assumere.

E la città lo ha sentito, attribuendogli una sorta di rispettoso riconoscimento di autenticità e originalità che si può percepire in modo chiaro accompagnando Lello per le vie del centro. Non siamo di fronte, però, a un’icona statica. Anzi, Lello Esposito rappresenta proprio la prosecuzione dinamica della tradizione delle icone che caratterizzano Napoli.

Il viaggio è partito da Pulcinella per  arrivare a altri simboli che sono stati addirittura trasformati in veri propri totem e Pulcinella è restato un compagno di viaggio fino a quando Lello non è riuscito a far fargli perdere la maschera. Perché l’arte per lui non è produrre cose solo belle, ma che risultino anche interessanti.

 

PAOLO SITO, napoletano di nascita, milanese di adozione. 57 anni. Ingegnere elettronico, Ogni tanto scrive qualcosa sul suo blog  www.ilblogdipaolosito.blogspot.com. Ha scoperto da tempo il piacere della lettura e da poco quella della scrittura. Ha scritto due storie andate in onda sulla trasmissione di Radio 2 “Pascal”. Ama viaggiare e conoscere. Al momento ha visitato 37 paesi e sa che tanti ancora ne mancano. Prima o poi scriverà un libro.