Le mille luci di Alessandria
Il Ramadan è un periodo particolare per tutto il mondo musulmano, ma in Egitto viene vissuto con un gusto particolare per le luci e gli arredi colorati: tutto è addobbato, dalle moschee agli alberi ai negozi. Arrivare ad Alessandria per la prima volta durante il Ramadan è un’esperienza davvero particolare, un po’ straniante…
Testo e foto di Roberto De Meo
La luce del tramonto riscalda la corniche brulicante di persone. Un giovane uomo, sorridente, mi si avvicina e mi offre tre datteri. Li accetto, ringrazio e li mangio. Lui mi guarda, si allontana senza dire nulla e continua la sua distribuzione. Ho fatto un grave errore: quei datteri rappresentano la condivisione del pasto e vanno mangiati solamente quando inizia l’iftar, la fine del digiuno giornaliero legato al Ramadan. Non lo sapevo, ma gli alessandrini, almeno quelli che ho incontrato io, sono aperti e disponibili, comprendono la differenza culturale.
Intorno a me la gente si muove, velocemente, allegramente ma anche nervosamente. È come un conto alla rovescia in cui ognuno deve trovare il proprio posto prima che scocchi l’ora. Le famiglie allargate, i gruppi di amici, le coppie, tutti cercano dove sedersi, alcuni si portano le seggiole, altri stendono le coperte per terra, altri ancora noleggiano i tavolini. Nelle piazze, nei giardini ma soprattutto sul lungomare osservando il calar del sole. Da questo, infatti, si capisce quando sarà il momento in cui si può iniziare a mangiare. Se qualcuno è da solo, viene invitato a sedersi e a condividere il cibo. Mi è capitato più volte, non ho mai accettato, ora me ne pento.

I negozianti si affrettano a tirar fuori la merce, i dolciumi e i pasticcini per il dopo cena, gli oggetti da vendere per lo shopping serale. Ogni cosa deve essere pronta per dopo l’iftar.
Tutte le luci sono accese: luminarie per le strade, lampadine colorate sugli alberi e sui minareti, appese ovunque le lampade tipiche di questa festa. I negozi e le bancarelle sono illuminati e abbelliti con carta decorata dai colori verde, rosso, blu, giallo e bianco. La sensazione è la stessa dei nostri addobbi natalizi, mille luci che ti attirano dappertutto in un’atmosfera di straordinaria allegria. Ovunque la scritta Ramadan kareem, “Che il Ramadan sia generoso”, espressione che in realtà vuol essere un invito alla generosità, richiesta a ogni buon musulmano. Questo gusto per le luci e le decorazioni, diffuso in tutto il mondo islamico, in Egitto è particolarmente sentito e curato e rende il momento davvero coinvolgente.

A un certo punto tutto si ferma, all’improvviso la tensione generale cresce e aumenta fino al momento dell’avviso del muezzin e del colpo di cannone che segna il tramonto e quindi la rottura del digiuno giornaliero. Una tradizione, questa del “cannone dell’iftar” (madfa al iftar) che pare sia nata proprio in Egitto intorno al decimo secolo e poi si sia sparsa nel mondo musulmano, utile per avere un segnale sicuro e condiviso.
Ecco l’iftar: tutti iniziano a mangiare e nessuno vuole interrompere il pranzo dopo la lunga attesa della giornata. In questo momento non si può andare in una bottega per acquisti, tutto è aperto e tutto è anche chiuso…

Ognuno deve avere il suo pasto, dai più agiati nei ristoranti (dove non si trova più un posto libero) ai più poveri, i mendicanti sdraiati sui marciapiedi, cui viene portata la giusta porzione di cibo. Anche i tantissimi cani e gatti che vivono liberi (noi diremmo “randagi”, in realtà sono liberi…) aspettano con ansia di cominciare a sbafare tutti gli avanzi che vengono lasciati ovunque per terra.
Finita la cena si scatena la festa, inizia il passeggio nei suq delle strade di città a comprare vestiti o oggetti per la casa, oppure sul lungomare a mangiucchiare dalle bancarelle zucchero filato, gelato, semi e noccioline, pasta dolce fritta ricoperta di miele e tante altre leccornie che uniscono bambini e adulti.

Verso la mezzanotte alcuni cominciano a rientrare nelle case, creando ingorghi d’auto. Altri si mettono in macchina semplicemente per andare in giro e tirare tardi, suonando incessantemente il clacson. Suonano ai semafori e agli incroci, suonano nelle strade vuote, suonano per salutarsi, suonano anche solamente per la felicità di esserci…
Rientro a casa e mi addormento senza problemi, cullato e rasserenato da questo frastuono di sottofondo che mi accompagna fino alle prime luci dell’alba.
