Quest’anno la corsa più celebre del mondo è stata surreale. Da mezzo secolo non veniva rinviata di tre giorni: colpa della pioggia. Ma non solo, secondo i senesi. Gli inevitabili social si sono scatenati, sospetti e certezza di complicità, le tredici vittorie di Tittia, la mossa sofferta, un finale drammatico. E ci mancava anche una strega che forse era una maga.


Testo di Annalisa Coppolaro

Foto di Paolo Barni

Il drappellone


‘E’ andato tutto bene”, dichiara candidamente Nicoletta Fabio, sindaca di Siena. Il Palio è appena finito, stanno portando in ospedale  Giovanni Atzeni, conosciuto come Tittia, il fantino vittorioso del Nicchio, ha perso i sensi, dopo essersi scontrato in groppa al cavallo Anda e Bola con due contradaioli, mentre la corsa non era ancora finita. I due hanno invaso incredibilmente la pista per festeggiare mentre i cavalli correvano ancora. Tittia ha riportato trauma cranico e incrinatura del rachide e forse altre lesioni. Ma Nicoletta Fabio non lo sa, la intervistano prima che le giungesse notizia e ha detto tante altre cose,  dopo un Palio drammatico, una partenza (o mossa) concessa dopo oltre un’ora di tentativi e i cavalli sono partiti non nell’allineamento previsto. 

Stava facendo notte e si rischiava il terzo giorno senza Palio. Nei primi due giorni pioveva o era piovuto e quindi, come non accadeva da mezzo secolo, il Palio dell’Assunta si è corso il 18 invece del 16 agosto. Il Palio dove ”è andato tutto bene” ha visto quindi  un fantino e un cavallo a terra, poi confusione per molte ore sulle condizioni di Tittia, mentre il cavallo per fortuna stava bene. Un Palio che ha sentito la tensione salire per giorni, con le contrade sempre più agitate, un pubblico che si è rinnovato per due giorni con ricambio dei turisti e dei senesi sui palchi e nella piazza. Molti i tentativi di truffe con i prezzi dei biglietti, rivenduti su internet con speculazione dei furbetti (e un comunicato emanato dal Comune per mettere in guardia da questo fenomeno).  Ma soprattutto una eco mediatica enorme e tanti momenti insoliti per questa carriera. Talmente tanti che è difficile capire da dove cominciare.

Partiamo dalla ‘carriera’, dalla corsa. La vittoria di Atzeni era annunciata? Per molti sì. Ha raggiunto il suo tredicesimo palio vinto, facendo ‘cappotto’ (due vittorie in un anno) entrando nell’olimpo dei grandi fantini del Palio, e in una stagione (luglio e agosto 2026) riuscendo a ‘scuffiare’ ben due contrade.  Che vuol dire? Nel primo Palio, il 3 luglio, rimandato per pioggia per il terzo anno consecutivo, Tittia ha regalato la vittoria alla contrada dell’Aquila, che non vinceva da 34 anni, facendo esultare il popolo giallo oro che sta ancora festeggiando ovviamente, con immensi cortei e canti per le strade. Con la vittoria, la contrada che era ‘nonna’, ossia che non vinceva da più tempo, ha passato il triste primato al Nicchio, o meglio ha passato la sua cuffia ai contradaioli dei Pispini. Da 28 anni i nicchiaioli non assaggiavano il sapore della vittoria, e quando alla tratta il Nicchio ha avuto in sorte Anda e Bola, uno dei migliori ‘barberi’ disponibili, la scelta del fantino è stata prevedibile. Giovanni Atzeni, l’italo-tedesco che voce di popolo vuole ormai sempre vittorioso. Ha raggiunto le 13 vittorie di Trecciolino e sfiora il record assoluto di 14 palii vinti da Aceto.  Per tanti questa accoppiata era prevedibilmente vincente.

Tittia sa correre come pochi altri, e per i suoi detrattori è capace di far girare il Palio a suo piacimento. Detta le fasi della partenza, fa accordi con le contrade ai canapi (o meglio subito prima della corsa)  offrendo generosi compensi se lo faranno restare in testa, è scaltro e senza scrupoli. Questo, appunto, per i detrattori. Ma gli accordi ci sono sempre stati al Palio. E Tittia è principalmente un grandissimo fantino che ha regalato una corsa emozionante al folto pubblico senese e non, mentre le altre contrade favorite, Lupa, Aquila e Torre, per motivi diversi e in certi casi legati alle trame della mossa, non sono riuscite ad imporsi, dopo una mossa data a seguito di tre partenze non valide.

Il pubblico senese ha sentenziato che anche la mossa data per valida non lo era, che Tittia ha giudicato quando partire nella posizione avvantaggiata, che l’Oca fuori posto a lungo era legata ai giochi poco onesti di questo Palio, che il mossiere Bircolotti è stato addirittura al suo gioco.  E’ vero? Quasi ogni aenese ti dirà: ‘Nel Palio è sempre accaduto’. Un Palio che ha visto celebrare la contrada azzurra del Nicchio, che ci sperava tantissimo, tanto da essere incredula, ma forse anche un po’ preparata a questo Palio trionfante.

Un giubilo nel Duomo, o esultanza dopo della vittoria, sottotono e senza il fantino,  incosciente in ospedale, social scatenati dove gli appartenenti a molte altre contrade si sono sfogati affermando che i trucchi di Tittia sono stati messi tutti in atto per manovrare la partenza, e coloro che criticano il Palio, i gruppi ambientalisti ad esempio, impazziti dopo la caduta del cavallo, che però fortunatamente non ha avuto conseguenze. 

Il Palio non dovrebbe essere sui social? Una delle ipotesi che si leggono su Facebook e Instagram , che sono social ovviamente, e che lasciano esterrefatti. Tutto e tutti sono sui social, come potrebbe una manifestazione così seguita e amata, così nettamente al di sopra di eventi simili esserne fuori?  Criticare il sindaco, il Comune, il mossiere, il fantino che ha vinto,  quelli che non hanno vinto, i sotterfugi palieschi,, il tempo atmosferico, il sistema del tufo che ricopre la pista, il Palio dipinto da Teodora Axente,  i rinvii,  il Tittia e tante altre cose è uno sport privilegiato da tantissimi senesi e non. Ma non si torna indietro.

Prima questi discorsi si facevano solo nei bar e nelle piazze, ma soprattutto nelle sedi di contrada. Anche adesso  accade, il Palio non è soltanto  sui social media, questo va detto e ricordato. Ma è ovvio che anche sulle piattaforme social un evento di questo genere non può passare inosservato. E sui social tutti hanno voce. Il colto, il contradaiolo, chi non ne sa niente e chi vorrebbe saperne di più, chi spara a zero e chi è moderato. Quindi i toni si scaldano. Si legge di tutto. Com’è normale che sia.   Inoltre, ormai è ovvio che qualsiasi cosa uscita sulla stampa si trova anche online e sui social, e l’eco di pseudo notizie come l’avvistamento di una ”strega” che poi è diventata ”maga” per le strade di Siena in zona Istrice, quasi sicuramente una inconsapevole, altissima turista straniera vestita di nero, viene amplificata enormemente.

La stessa testata che lo ha scritto ha poi appunto cambiato il titolo e il testo, forse dopo le critiche mediatiche, e alla fine ha fatto un pezzo sulla ”caccia alla maga”, che con meraviglia parla dei bambini in giro per la città alla ricerca di questa fantomatica figura. Come dire, creare un fantasma e poi scrivere di chi ne va a caccia per stimolare nuovi click. Un giochino perverso e autoreferenziale che sui social ha spopolato, perché era difficile non voler sapere cosa accadeva in questa storia paradossale, nei due giorni di attesa che la corsa si facesse. 

Come direbbe qualcuno, il Palio viene gettato in pasto a cani e porci, ma è normale, naturale, e nemmeno così malsano. Anzi, qualsiasi giornalista o comunicatore sa bene che pochissime cose funzionano meglio della cassa di risonanza dei social media.  Quindi. volenti o nolenti, il Palio, i contradaioli, i dirigenti, il comune, i senesi di ogni contrada, semplici appassionati  e detrattori, tutti in un unico calderone di parole, possono commentare, indignarsi, esultare, con una libertà di espressione che per fortuna esiste.

E’ chiaro che vi sono pazzi che maledicono fantini (già decenni fa descritti come ‘dieci assassini’ in una nota canzone popolare) e persone ferite e deluse che gettano fango sul Palio e su tante altre cose. Ma il Palio è Palio, le polemiche ci sono sempre state e sempre ci saranno. E’ cambiata solo in parte la modalità e ora le critiche, le stupidaggini, la tristezza o la gioia si possono leggere a Trieste come a Palermo, a Helsinki come a Beijing. E, come si dice a Siena, la sera dopo il Palio cala l’inverno su Siena, per nove contrade. Solo la vittoriosa continua a  vivere la sua lunghissima estate di trionfo, di giubilo, di festa e di lacrime di gioia.