Alla fine degli anni ’50, un giovane architetto fiorentino venne incaricato di costruire un nuovo paese sulla costa toscana. Walter Di Salvo avrebbe compiuto cento anno in questi giorni. Nome ancora poco conosciuto nel mondo degli architetti, eppure i suoi progetti sono stati avveniristici. Fu così che nacque Punta Ala…
Testo di Annalisa Coppolaro
Foto da Wikimedia Commons/Creative Commons CC0 1.0

Negli anni ’30 del secolo scorso Italo Balbo, gerarca fascista e aviatore, comprò l’antico torrione che sovrastava la baia e alcuni terreni circostanti. Non dovette sembrargli il nome adatto per la sua tenuta marina e aveva potere per poter suggerire un cambio di nome. Punta Ala era più appropriato per un aviatore destinato a cadere, abbattuto dalla sua stessa contraerea, con il suo aereo nella prima azione militare della seconda guerra mondiale in Nordafrica.
Punta Ala rinacque fra la fine degli anni ’50 e i primi anni ‘60 come centro turistico e il suo progettista principale fu un architetto fiorentino, Walter Di Salvo. In questi giorni di luglio, avrebbe compiuto cento anni. In quegli anni aveva appena 33 anni.
Di Salvo, ancor oggi, è uno dei nomi dell’architettura italiana tutto da scoprire. Viaggiatore, appassionato di musica classica, amico di Bruno Zevi, autore di oltre cento e ottanta progetti. Punta Ala fu il più celebre, il più affascinante per uno sperimentatore.
Dieci anni fa, nel 2015, una grande mostra raccontò la storia di Punta Ala. Gli eredi di Di Salvo hanno costituito l’associazione ‘Archivi Privati Uniti – Centro di documentazione su arte e architettura contemporanea in Toscana’. Alessandra Pelosi, architetta senese, ricorda come venne chiamata da Di Salvo per riorganizzare il suo archivio conservato nella casa di Punta Ala. Adesso sta lavorando a una pubblicazione sulle sue opere.
‘Ricordo con emozione il primo incontro con Walter – racconta Alessandra Pelosi – La sua casa al mare era capace di evocare iemozioni e sensazioni ogni volta diverse e straordinarie, rifletteva perfettamente la sua personalità. Aveva modi gentili ed educati, era umile, ma perfettamente consapevole delle proprie capacità. Un uomo schivo
e di poche parole, ma con le idee sempre estremamente chiare e puntuali sul risultato da ottenere. Un architetto colto, appassionato di letture, della musica, che sempre ascoltava, mentre lavorava. Amava il mare. Ci univa la passione per la vela. Un grande viaggiatore, legatissimo alla sua famiglia. A cento anni dalla sua nascita, Walter deve essere ricordato non soltanto come l’architetto delle meravigliose ville progettate a Punta Ala, ma anche per i progetti fiorentini: la stazione di Campo di Marte, la risistemazione di Piazzale Michelangelo assieme a Roberto Maestro. Progettò anche una strada-tunnel che passava sotto l’Arno’.
