Testo e foto di Roberto De Meo
Mi trovo nel Museu Nacional Soares dos Reis e rimango un po’ stupito di fronte a questa tela dal curioso titolo Compra Garibaldi! (Venditore di statuette) del pittore romantico João Cristino da Silva. Rappresenta un ambulante italiano, venditore di statuette di personaggi religiosi e classici, con in mano l’oggetto che in quel momento si vendeva per la maggiore, non solo in Italia ma anche all’estero, cioè il busto di Garibaldi.
Mi si apre un mondo di storie che non conoscevo e che non immaginavo fossero arrivate fin qui. Le storie dei figurinai ambulanti che partivano dalla Lucchesia e andavano per l’Europa, ma poi anche oltreoceano, a vendere statuette di loro produzione. Il cuore di questa attività era Coreglia Antelminelli, un paesino della valle del Serchio dove nasce la tradizione di fabbricare con stampi e gesso statuette a carattere religioso per andare a venderle in giro per il mondo. Così era fino al Settecento, poi l’attività si amplia, i soggetti diventano anche quelli legati alla classicità, alle figure del presepe e ai personaggi del momento più famosi e quindi più richiesti. Non solo, anche la produzione si sposta e nell’Ottocento partono dalla Lucchesia intere squadre composte dal capo ‒ colui che possedeva gli stampi, dagli operai ‒ spesso suoi familiari, e dai venditori; queste squadre arrivano in Francia, in Svizzera, in Germania, in Svezia, in Inghilterra, per poi andare anche nelle Americhe e in Estremo Oriente, dove si fermano e impiantano i loro laboratori di produzione e vendita, spesso diventando imprenditori di un certo successo.
Il nostro dipinto è del 1866, l’anno della terza guerra d’indipendenza italiana, in cui la fama di Garibaldi era all’apice, quando il generale pronunciò il celebre “Obbedisco” e fermò l’avanzata dei suoi Cacciatori delle Alpi che lo avrebbe portato a liberare la città di Trento. Si capisce quindi come il suo busto fosse quello che per primo veniva proposto.
Anche perché le vicende risorgimentali italiane erano nel cuore degli abitanti di Porto, città liberale che aveva lottato contro l’assolutismo monarchico e aveva per questo subito un duro assedio dal 1832 al1833. Qui si era ritirato Carlo Alberto di Savoia: dopo la dura sconfitta di Novara da parte degli Austriaci, il re aveva deciso di abdicare in favore di Vittorio Emanuele II e aveva lasciato l’Italia sotto falso nome, attraversando Francia e Spagna in carrozza, per andare in esilio a Porto, città ospitale e lontana dai clamori politici. L’accoglienza che aveva ricevuto era stata di grande affetto e calore, in quanto esempio di sovrano liberale, che aveva concesso lo statuto, aveva lottato contro gli Austriaci e si era sacrificato, abdicando per il bene della sua patria.
Carlo Alberto arriva il 19 aprile del 1849, stremato per il viaggio e per una grave cardiopatia. Il suo primo alloggio è l’Hospedaria do Peixe, un albergo nel palazzo settecentesco dei Visconti di Balsemão in Largo dos Ferradores. Dopo pochissimo tempo, rifiutando varie offerte di ospitalità, si trasferisce nella Quinta da Macieirinha, una villa nobiliare di campagna alle porte della città, lontano dalla mondanità, circondata da giardini con vista sul Douro, dove trascorre i suoi due ultimi mesi di vita.
Alla morte, il 28 luglio 1849, vengono decretati tre giorni di lutto cittadino e il suo corpo, imbalsamato, viene trasportato nella cattedrale per dei solenni funerali che furono seguiti da gran parte della popolazione. In settembre la salma è imbarcata sulla nave “Monzambano” per essere riportata in Italia e venir sepolta nella basilica di Superga.
Oggi la Quinta da Macieirinha si trova all’interno dei bellissimi Jardins do Palacio de Cristal ed è la sede del Museu Romântico, un luogo interessante e piacevole da visitare, che però non ha trovato ancora una sua precisa identità. In parte ospita ricostruzioni di ambienti familiari altoborghesi dell’Ottocento, in parte mostre legate ai temi della natura, ma conserva integri alcuni degli spazi dove Carlo Alberto visse, completati da un’accurata ricostruzione della sua vita con pannelli fotografici e di testo.
Due anni dopo la sua morte, nel 1851, la sorellastra di Carlo Alberto, Augusta di Montléart, legata da un profondo affetto per il fratello, decise di finanziare la costruzione di un monumento funebre che ne tramandasse la memoria, all’interno del parco poco distante dalla sua ultima abitazione: la cappella, in stile eclettico romantico, fu terminata dieci anni dopo e solennemente consacrata.
Ma in città la memoria del re non è andata certamente perduta: nel 1850, José António de Sousa Basto, un ricco mercante che aveva fatto fortuna in Brasile, acquistò il palazzo dei Visconti di Balsemão, dove Carlo Alberto aveva soggiornato. Diventato Presidente da Câmara Municipal, carica equivalente a quella dell’attuale sindaco, per la grande ammirazione che portava nei confronti del re volle che Largo dos Ferradores nel 1852 venisse chiamato Praça de Carlos Alberto, nome che ha conservato fino a oggi.






