Schermagli di gentilezza nella Grande Sala del Popolo di Pechino: il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il presidente della Cina, Xi Jinping si sono ritrovati dopo nove anni. Viaggio di affari, con diciassette miliardari al seguito. Compreso Jen-Husun Huang, amministratore delegato di Nvidia, di orgini taiwanesi. Lasciamoli ai loro affari, noi andiamo in giro a occhi aperti per le strade delle città cinesi. E scopriamo di essere in un altro pianeta.

Testo e foto di Remo Fattorini

Volete provare un’esperienza quasi futuristica? Passate da una città europea a una cinese: resterete colpiti dall’innovazione, dal silenzio, dalla qualità dell’aria, dalla cura del verde e degli spazi pubblici.

Appena scendi dall’aereo e imbocchi i grandi viali – tre, quattro corsie per senso di marcia, traffico intenso – arriva subito lo stupore: non c’è rumore. Le auto scorrono, gli scooter si muovono in sciami ordinati lungo corsie dedicate, tra aiuole fiorite e alberate. La scena, per chi arriva dall’Europa, è quasi surreale. Tutto avviene in silenzio. L’aria è respirabile, il cielo limpido. Non è un’assenza totale di inquinamento, ma la differenza è evidente, tangibile.

Nel “Paese di Mezzo” l’elettrico non è partito dalle auto di lusso: è partito dal basso. Dagli scooter. Costano poco, tra i 250 e i 500 euro, e oggi sono il mezzo di trasporto più diffuso nelle città. La batteria è estraibile e si sostituisce in pochi minuti nei tanti armadietti magici disseminati lungo le strade: si apre con un QR code, si deposita quella scarica e si prende quella carica. Una sorta di power bank urbano in sharing. Oppure la si porta a casa e la si ricarica come un cellulare.

Dietro tutto questo c’è una strategia nazionale precisa. Già dal 2009 il governo ha puntato sulle New Energy Vehicles (NEV), con tre obiettivi: ridurre la dipendenza dal petrolio, abbattere l’inquinamento urbano, conquistare la leadership industriale nell’auto elettrica e nelle batterie.

“Da noi, a Kunming (la capitale dello Yunnan, circa 8,5 milioni di abitanti) – ci racconta Mister Mei, la nostra guida cinese che parla inglese – gli autobus sono diventati elettrici nella seconda metà degli anni 2010, i taxi lo sono in larga parte dalla fine del decennio, e le auto private dal 2016 lo sono quasi tutte”. Le date non sono ovunque identiche – cambiano da città a città – ma la direzione è chiara: elettrificazione progressiva, accelerata e pianificata.

Come è stato possibile? “Con una combinazione di divieti, incentivi, costi accessibili e abbondanza di energia. La leva decisiva – ci spiega ancora Mister Mei – è quella delle targhe: blu per i motori termici, verdi per gli elettrici. Da noi – prosegue – si compra prima la targa e poi l’auto. Solo che quelle blu sono costose e spesso assegnate con tempi lunghissimi, mentre quelle verdi sono gratuite e immediate”. Una scelta semplice, ma potentissima.

I costi contenuti dipendono anche dalla disponibilità di elettricità e dall’enorme sviluppo delle rinnovabili. Negli ultimi anni la Cina ha installato più capacità solare ed eolica di qualsiasi altro paese, arrivando a un punto in cui le nuove installazioni rinnovabili superano sistematicamente quelle fossili.

E poi c’è il tema delle batterie. Non solo litio: la Cina sta investendo con decisione anche sulle batterie al sodio, meno costose e basate su materiali più abbondanti. Non hanno ancora la stessa densità energetica del litio, ma per scooter, city car e accumulo urbano sono già una soluzione concreta. In altre parole: mentre molti discutono del futuro, la Cina lo sta già sperimentando. E, ancora una volta, gioca d’anticipo.

Questa realtà mi ha fatto riflettere su come stiamo affrontando la transizione energetica in Europa. I passi avanti sono stati pochi, e spesso senza una visione coerente e con tempi decisionali lenti. A questo si aggiungono vincoli e resistenze, ad esempio sull’installazione delle rinnovabili. In Cina, la modernizzazione energetica è una priorità strategica. Da noi, più spesso, un terreno di scontro.

Tornare a casa dopo due settimane in Cina è stato uno shock. Ero partito con l’idea di un paese caotico, inquinato, arretrato. Ho trovato invece un’anticipazione di futuro: un sistema che, pur con le sue contraddizioni, funziona. Dove il silenzio, il verde, l’efficienza, più che dettagli, sono diventati segni di civiltà. E capisci allora che il rumore sotto casa, l’aria pesante, non sono il prezzo inevitabile del progresso. Sono il segno di una tecnologia che appartiene già al passato.