15 aprile 2011 – 15 aprile 2013

Era un viaggiatore. Dal viaggio ha tratto forza e ispirazione, del viaggio ha fatto un lavoro ma ancor di più una missione. Vittorio Arrigoni, Vik, è stato ucciso il 15 aprile del 2011, a Gaza. Il silenzio da quella striscia di terra dimenticata da Dio e dagli uomini oggi è ancora più assordante. Arrigoni era diventato attivista per i diritti umani nel 2003 entrando a far parte dell’International Solidarity Movement. Un interesse che lo aveva portato a scegliere di andare a vivere nei territori occupati e qui nella parte più abbandonata della Palestina: Gaza. E’ sua la quasi unica voce che oltrepassa il Mediterraneo per raccontare qualcosa di quello che accade quotidianamente grazie alle sue collaborazioni con PeaceReporter, InfoPal, Radio Popolare, Il Manifesto. E’ con Manifestolibri che pubblica “Restiamo umani”, la raccolta dei propri reportage da Gaza. Sostiene gli ultimi, appoggia i dimenticati, rivendica la pace (“Il boicottaggio è pacifista, non violento, la migliore risposta umanamente accettabile, all’imbarbarimento di un conflitto che rende disumano ogni gesto”), esorta a restare umani, invita a riconoscere il dolore, a interessarsene.

Il suo blog “Guerrilla Radio”, durante l’Operazione Piombo fuso, è l’unica fonte occidentale su quanto succede nella Striscia. E’ proprio su Guerrilla Radio che pubblica il manifesto GYBO (Manifesto dei Giovani di Gaza per il cambiamento) (qui la loro pagina Facebook), una rivendicazione di un gruppo di studenti della Striscia contro l’occupazione  israeliana e la politica repressiva di Hamas. Nelle ultime settimane della sua vita prende posizione a favore delle rivoluzioni del 2011 in corso in diversi Paesi arabi.

Vittorio viene ucciso nella notte tra il 14 e il 15 aprile 2011 da un gruppo terrorista dichiaratosi afferente all’area jihadista salafita. Nel settembre 2011 vengono condannati quattro aderenti della cellula salafita che credeva, prendendo in ostaggio l’attivista italiano, di poter liberare lo sceicco jihadista al Maqdisi, arrestato dalla polizia di Gaza a inizio anno.

Così lo ricorda Luca Galassi, giornalista amico e vicino ai tempi di PeaceReporter: «Vittorio era l’eroe buono che si racconta ai bambini prima di dormire. ‘… e poi arriva Vik col suo megafono, che caccia via i cattivi coi carri armati’. Ha scelto di vivere con i deboli, e di aiutarli senza chiedere nulla in cambio.»

Per chi volesse saperne di più sull’operazione Piombo Fuso segnaliamo “To shoot an elephant” documentario di Alberto Arce e Mohammad Rujailah, pubblicato in creative commons e consultabile in modo integrale sul web. Nelle riprese anche Vittorio Arrigoni.

Nel 2013 esce Restiamo Umani – The Reading Movie, il film della lettura integrale del diario giornaliero di Vittorio Arrigoni tenuto durante l’operazione Piombo Fuso. In particolare vi consigliamo di ascoltare questo, il capitolo 7, letto da Stéphane Hessel.

Restiamo umani

S.L. / IB

vittorio_arrigoni

  • Fabio Bertino

    Bravi per aver ricordato Vik, in una ricorrenza che è stata invece largamente ignorata.

  • Armando Pitocco

    Nessuna infamia e menzogna potrà mai oscurare la bontà di Vittorio Arrigoni, sinceramente nonviolento, sempre coerente, ha sacrificato la sua vita per i più deboli, un eroe. Un folle chi lo accusava di terrorismo, anti-semitismo, odio.
    La sua assenza è terribile, il suo silenzio assordante. Come per la Shoah, come per la Resistenza, raccogliere il suo testimone, significa non farlo morire invano, significa salvare la nostra umanità. L’occupazione di Gaza e dei Territori Palestinesi è orrenda, è di una violenza inaudita. Non è questione di essere pro o anti qualcuno, è questione di giustizia, è questione di riconoscere a tutti gli esseri umani gli stessi diritti. Alla violenza, alla guerra, c’è un’alternativa. E chi come noi, con i nostri Stati, assopiti comodamente nell’indifferenza sulle sponde ricche del Mediterraneo, abbiamo l’obbligo morale di intervenire con tutti i mezzi non militari per trovare la soluzione. Un’invasione di corpi civili di pace, come i volontari dell’International Solidarity Movement, mille volte di più.

    Grazie per l’articolo e per i preziosi link che non conoscevo