Un paese dal nome che sorprende. Annalisa che torna al paese delle sue origini per la festa dei Santi che lo proteggono. Una processione. E le antiche case, abbandonate dopo un terremoto, guardano ancora i figli di chi le aveva abitate. Una cartolina dal Sud.

Testo di Annalisa Coppolaro

Foto di Donato Petraccaro

I Santi Medici osservano i fuochi della festa

Le statue, dipinte in rosso, verde e oro, galleggiano lente sul mare di folla. Impossibile vedere chi le fa incedere piano, ma le loro aureole si accendono al sole mentre il brusio delle preghiere le accompagna. È ancora pomeriggio, un caldo estivo nonostante sia settembre e le luminarie accese si percepiscono appena, timidamente sospese sulla lunga coda di gente.

Sono più di sette chilometri da Tocco Caudio al santuario di San Cosma e Damiano, i santi medici che secondo la tradizione popolare apparirono un giorno, secoli fa, a un pastorello muto della valle vitulanese e gli ridonarono la parola. In cambio gli chiesero di costruire una chiesetta in loro onore.

Già a fine Seicento fu concesso ai fedeli di questa piccola chiesa di poter acquisire l’indulgenza plenaria visitando il santuario dei Santi Cosma e Damiano. E così a ogni fine settembre la gente della zona di Tocco Caudio si reca a piedi al santuario sui monti, nel Parco del Monte Taburno e Camposauro, con gli uomini che portano a spalla le statue tanto venerate sotto archi colorati di luci che ricamano il cielo cristallino.

Un monte antichissimo al centro di un parco immenso, che forse prende il nome da una delle centinaia di specie di animali insoliti che qui vivono, i sauri, appunto: molti tipi di gechi, la luscengola, l’orbettino. Una montagna verde e i suoi quattordici paesi sparsi, dai nomi crudi e fantastici che ricordano i riti longobardi. Terra di misteri, leggende, fattucchiere, dove si fa un liquore giallo oro si chiama, non casualmente, Strega.

Cautano, Montesarchio, Solopaca, Bonea, Vitulano, di cui uno silente e diroccato. Tocco Caudio porta i terribili segni di terremoti ripetuti, nell’80 e nell’81, e adesso è una città fantasma abbandonata dopo queste terribili scosse e ora ricostruita presso il monte, in una contrada che si chiama Friuni, dove si sono trasferiti tutti. Dove mi riconoscono anche se manco da 17 anni. Dove cerco senza risultato una cartolina, un souvenir, una calamita. Non ce ne sono. Mai stati.

 Un comune di appena 1500 abitanti dove gli uomini portano spesso un nome, Cosimo, il nome ispirato ai santi medici, che ovviamente viene da Cosma. E siamo qui, ora, con i miei tanti cugini, alla festa che per i locali è Santo Cosimo e Damiano. Unico grande evento annuale. Concerti, fuochi d’artificio, messe solenni. Ora la processione si snoda su tortuose strade montane. Le statue pesano di più. Il tramonto filtra dalla cima del Taburno. Il brusio delle preghiere e dei canti prosegue sulle poche centinaia di metri che mancano al santuario. Cala la sera di un caldo settembre che sul monte si fa frizzante e dolce. Guardo le donne assorte, dai volti intensi, raccolte in piccoli gruppi. E un verso che mio padre tocchese, Cosimo, mi narrava a memoria da piccina si fa spazio nella mente, leggero. Nevica di Pascoli. 

Passa una madre, passa una preghiera.

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Che strano nome. All’inizio avevo capito Tocco Claudio e pensavo fosse un parente (il nonno, un antico cugino) di Annalisa Coppolaro, scrittrice e giornalista, che ora vive nelle terre di Siena. Pensavo volesse scrivermi di un passato. Ma c’è il web che, se a volte ti inganna – per tua insipienza e sua abilità -, non ti lascia possibilità di cammini diversi nati da una confusione, da una divertita distrazione. Il paese delle origini di Annalisa è Tocco Caudio (come si chiameranno gli abitanti?), mille e cinquecento abitanti sul versante orientale del monte Taburno, in provincia di Benevento.

No, Annalisa voleva scrivermi, lo scorso settembre, di Cosma e Damiano. Dei santi Cosma e Damiano, i Santi Medici. E dell’unico, grande evento che, una volta l’anno, anima il suo paese. La loro festa, la loro processione. Sono poche parole, che lasciano solo intravedere una memoria, una fratellanza, la storia di un affetto lontano.

La cartolina di Annalisa è arrivata molto tempo fa. Adesso sta arrivando, è già arrivato l’inverno a Tocco Caudio. Sarebbe bello andare a vedere.

L’antico Tocco Caudio non esiste più. Ne esistono le rovine, come molti altri paesi delle montagne, dell’Italia interna, scomparsi fra ‘800 e ‘900. Tocco Caudio, colpita da troppi terremoti, infine distrutta da quello del 1980, venne abbandonata. È rinata in contrada Friuni. Una storia da raccontare, Annalisa. (as)