Testo di Paola Giacomini

Il cerchio del campo é lo spazio della quotidianità dei nomadi. Il campo fisso gira intorno alla tenda di feltro, il campo nomade intorno al fuoco di bivacco. Tra l’uno e l’altro ci sono i cavalli e dove ci sono loro c’è pascolo e acqua buona.
 Gher in mongolo significa casa, è un riparo confortevole ereditato da millenni di nomadismo pastorale in terre con climi estremi. In pianta dà l’idea di un cerchio il cui diametro è legato al numero di khan, i muri che compongono il perimetro.


 Cominciamo dalla porta che deve essere rivolta a sud, a cui si legano i muri che sono moduli identici di liste di larice curvate con il vapore per aprirsi come archi di circonferenza. Il primo viene aperto e legato a ovest della porta, il secondo a nord del primo, e così via, fino all’ultimo che viene legato a est della porta.


 Finito il perimetro, si prendono i pakan, le due colonne che sostengono il ‘tonoo’- cupola di legno sul cui diametro esterno c’è un numero di fori pari al numero di pali che sosterranno la copertura e si chiamano ‘ahn’-, e li si mette in piedi di fronte alla porta. Da questo momento il pakan dell’ovest rappresenta il capofamiglia ed è appoggiato nella parte di tenda in cui si troveranno tutti quegli utensili che servono per le occupazioni maschili della vita di tutti i giorni, il pakan dell’est rappresenta sua moglie e nella parte orientale della gher si troverà tutto quello che riguarda l’universo femminile, il tonoo è l’unione della famiglia che si regge su di loro. È tempo di infilare uno per volta la punta degli ahn nei fori della corona esterna del tonoo e l’anello di cordino della coda in ogni lista interna dei muri. È il momento più corale, in cui è meglio essere ben sintonizzati in modo che la struttura si riempia in modo uniforme senza esercitare pressioni eccessive che la sbilancerebbero. I popoli della steppa abitano in mezzo a grandi solitudini ed ogni nucleo è in grado di bastare a sé stesso. Come gli ahn che legano il tonoo ai muri, sono le relazioni con gli altri umani a rendere la vita diversa dalla mera sopravvivenza e le relazioni si moltiplicano nel graticcio dei muri che appoggiano infine a terra.


L’armonia delle forze che tengono in piedi le gher da millenni è il miraggio di un’armonia più grande in cui tutte convergono.

È ora di coprire con i feltri che sono pezze enormi di lana infeltrita spesse due centimetri che isolano dalle temperature estreme di estati roventi e inverni gelidi caratteristiche delle grandi steppe. A questo materiale tradizionale, i mongoli di oggi aggiungono un leggero strato di plastica impermeabile, prima di chiudere nella copertura esterna di cotone e stringere tutto nei tiranti che devono resistere al vento della steppa.

Vi auguro che ogni pezzo delle vostre gher metta insieme le forze in armonia per abitare questo mondo con pascoli e acqua buona e resistere senza sforzo ai venti della steppa.

(Paola Giacomini, 45 anni, è nata a Torino, vive sulle sue Alpi. Ha percorso a cavallo il cammino di Santiago, l’intero arco alpino e ha portato, dalla Mongolia, una freccia per la basilica di Santa Maria di Cracovia. I suoi libri: ‘Campo di Stelle e Sentieri da Lupi. Ci ha mandato questo augurio per il nuovo anno, lo facciamo nostro e lo facciamo arrivare anche a voi. Buon Cammino)