Vita e morte di Hossam Shabat, 23 anni, diventato giornalista di al-Jazeera nell’inferno di Gaza e ucciso lo scorso marzo. I reporter ‘stranieri’ non posso entrare nella Striscia, i palestinesi sono i soli che possono raccontarci quel che accade in quella terra.
E questa notte un razzo israeliano ha colpito una tenda di fronte all’ospedale al-Shifa, ‘La guarigione’, un tempo il più grande di Gaza Nord. Vi dormivano cinque giornalisti di al-Jazeera. Tel Aviv voleva uccidere loro: Anas al Sharif, 28 anni, e Mohammed Qreiqeh, i cameramen Ibrahim Zaher e Mohammed Aliwa e l’assistente Mohammed Noufal.

‘Quando tutto questo è iniziato avevo solo 21 anni ed ero uno studente con i sogni di chiunque altro. Negli ultimi diciotto mesi ho dedicato ogni momento della mia vita alla mia gente. Ho documentato gli orrori a Gaza Nord minuto dopo minuto, pur di mostrare al mondo la verità che si è cercato di seppellire. Ho dormito per terra, nelle scuole, in tenda, ovunque potessi. Ogni giorno è stata una battaglia per la sopravvivenza. Ho sofferto la fame per mesi, eppure non ho mai lasciato la mia gente’.
Hossam Shabat aveva 23 anni. È stato ucciso, intenzionalmente, lo scorso marzo, mentre si trovava in macchina a Gaza Nord. Un raid mirato dell’aviazione israeliana, dopo che Tel Aviv aveva rotto il cessate-il-fuoco. Hossam lavorava per Al-Jazeera e l’esercito israeliano lo aveva inserito, senza fornire alcuna prova, in una lista di sei giornalisti accusati di far parte di Hamas.
La guerra aveva trasformato Hossam in uno dei migliori giornalisti al lavoro a Gaza. Se nessun giornalista poteva entrare a Gaza, queste ragazze e questi ragazzi hanno raccontato al mondo quello che stava accadendo nella Striscia. Sono stati i nostri occhi, le nostre voci, le nostre telecamere, le nostre macchine fotografiche.
La famiglia di Hossam aveva un ristorante a Gaza Nord. È stato distrutto quasi subito.
Il suo Instagram ha 654mila follower. Lo trovate qui:
https://www.instagram.com/hossam_shbat?igsh=MTg2dnlja3U3anE4Nw%3D%3D
Le ragazze e i ragazzi di Gaza uccisi in questo mese continuano a vivere nei loro Instagram. Noi non vogliamo che siano statistica, ma nomi, volti, vite…
AS
