Viaggiando si scrive. Si prende spunto. Cartoline? Forse.
Testo e foto di Tommaso Chimenti

C’è tutto quel rosso all’orizzonte. Rosso che attanaglia, rosso che sta arrivando come nuvola assassina, rosso che non si arresta. Nessuno lo sta fermando. Rosso che inevitabilmente si mangia il Mare Piccolo come il Mare Grande, la Città Vecchia di travi arrugginite a puntellare mura senza più intonaco e il quartiere Tamburi di polmoni corrosi, di polveri talmente sottili che i capelli, le mani, l’erba, i balconi, le piante, le lingue, le unghie, le narici ne sono piene.

Le barche sospese galleggiano come un dead man walking prima di annegare in questo mare petrolio, olioso dove non si possono più raccogliere nemmeno le cozze. Ai ristoranti sul porto ti dicono: “Arrivano dalla Spagna”, e sono piccole, insignificanti e non ci puoi fare una degna riso, patate e cozze.

Si sta sul chi va là, sui parenti, sugli amici, sui conoscenti che si ammalano, sui tanti cartelli che scruti per le stradine, tutti con lo stesso ritornello inascoltato. Sopra c’è scritto “Vendesi”. Tanti se ne vogliono andare ma nessuno è disposto a comprare. E’ immobile Taranto e il ponte sembra dividerla in due e quelli che stanno nella città nuova credono che là, a distanza di qualche chilometro, le nuvole non riescano a raggiungerli. Intanto il rosso avanza.