Testo e foto di Roberto De Meo

Una giornata di smarrimento nelle vie della città vecchia, invasa da torme di turisti, abbiamo trovato l’anima di Edimburgo nel suo Botanic Garden.
Un po’ defilato rispetto al centro, ci siamo arrivati facilmente con il bus. Varcare i suoi cancelli è come passare le porte del paradiso: si apre un mondo di pace, di silenzio, di colori, di amore per la natura, per le piante e per gli animali, oltre che per gli esseri umani. Un mondo in cui la differenza, l’ibridazione e la contaminazione sono un valore positivo da ricercare. Non saremo noi a portarvi tra gli alberi, i fiori, le piante del giardino. Lasciatevi guidare dalla vostra sensibilità. È certamente un modo per riconnettersi con lo spirito della città, qui si trovano la cura e la passione che gli scozzesi hanno per i loro giardini.
Dal Botanic Garden siamo scesi nel Water of Leith Walkway, un percorso a piedi che costeggia il fiume Leith, lungo tredici miglia. Lo abbiamo imboccato nella sua parte cittadina da un ingresso vicino all’orto botanico.

Se non riuscite a trovare le scalette per entrare nel sentiero, chiedete agli abitanti: saranno ben lieti di darvi lunghe spiegazioni nel loro inglese chiaro e (abbastanza) comprensibile; è anche questo un modo per ricollegarsi alla città.
Dal Botanic Garden alla foce del Leith, che sbocca nel Firth of Forth, ci sono circa due miglia, poco più di tre chilometri.
È un’ora e mezza di facile cammino che si snoda lungo il fiume, con squarci di luce ed ombre che vi fanno sentire parte di un paesaggio romantico.
Si arriva a Leith, un tempo borgo malfamato di marinai e pescatori, ora rivalutato e diventato un sobborgo fighetto di Edimburgo.
Da qui si può prendere il tram e ritornare in centro.
P. S.: non seguite i suggerimenti delle guide e non andate assolutamente alla vicina Newhaven a vedere il Royal Yacht Britannia.
Roberto De Meo, fiorentino, editor per lavoro e giornalista per divertimento. In entrambi i casi si è occupato di viaggi, curando collane di guide turistiche e scrivendo articoli di viaggio. Collabora con una Ong, per la quale – tra l’altro – si occupa di organizzare i viaggi.
