Testo di Annalisa Coppolaro

Foto di Paolo Barni

A Siena l’augurio di Buon Ferragosto non esiste. Perché il 15 agosto è la notte dei riti magici, della scaramanzia, dei canti, dell’emozione e della speranza. La notte delle cene della Prova generale, quando a tavola in ogni rione si siedono mille, duemila persone, con altrettanti fazzoletti e bandiere e canti di contrada.  Serpeggia un battito, un unico battito ancestrale e disarmante, un fuoco che accende prima, durante, dopo la corsa. Dieci cavalli montati da fantini indiavolati, fantini assassini come descritti da un famoso stornello senese.  Tre giri di piazza dove si gioca tutto, che si seguono con il cuore in gola, con la grande accecante speranza di vittoria. 

Il Palio di Siena è passione e pazzia. Piangere, ridere, strapparsi i capelli, baciare  e venerare il cavallo toccato in sorte e poi giunto primo al bandierino. E’ ammesso tutto, in un tripudio di colori, nell’anello di Piazza del Campo, da secoli: il Palio di Provenzano a luglio e dell’Assunta ad agosto sono dedicati a queste due figure di Madonna, venerate qui in modo viscerale. E no, non dura  tre minuti e nemmeno quattro giorni. Il Palio dura un anno,  decenni, una vita, e l’amore per la propria contrada non è paragonabile a nessun altro impulso o sentimento. La contrada è una famiglia che accoglie, anche chi, da fuori Siena, vuole farne parte. Un battesimo rituale e poi le porte si aprono. Siamo uno di loro. Abbracciamo quei colori, quel motto, quella venerazione.

Il cuore del contradaiolo batte al ritmo dei giorni di Palio, dall’estrazione a sorte delle contrade ( se la propria non corre di diritto)  fino alla tratta, quando ognuno dei dieci cavalli viene dato  in sorte a una contrada. Il cavallo, vero protagonista della Festa. Tutto ruota attorno al barbero, come si chiama a Siena: dalle previsite alle prove di notte, alla selezione dei cavalli, dal barbaresco che è addetto a seguire per 24 ore al giorno il cavallino della contrada, dormendo con lui nella stalla, fino al pensionato per i cavalli anziani, Siena mostra il suo amore in mille modi. Il cavallo vince la corsa spesso ”scosso”, ossia senza fantino, con la sua ‘spennacchiera’ colorata in fronte, ed è un tripudio di amore, energia, abbracci, lacrime e sorrisi tra i contradaioli. Basta ascoltare i canti che accompagnano in corteo il palio vinto, guardare la contrada che segue il suo cavallo dato in sorte e il fantino scelto per la corsa, e lì vedrete quanta emozione e passione accende il Palio nel cuore del senesi. Per una contrada che ride ed esulta, ce n’è una che piange e si dispera, la contrada avversaria. Che non si dà pace e torna nei suoi quartieri in lacrime, sperando che il prossimo Palio vada meglio.  Per lei e le altre, il 17 agosto l’estate è già finita. Per tutti, tranne che per i vincitori, che per mesi festeggiano la vittoria con feste, cortei con costumi ispirati al nome del cavallo o del fantino, cene e tripudio assoluto per grandi e per piccini. Il Palio è una febbre, che sale fino al suo culmine il 2 luglio e il 16 agosto nella piazza con decine di migliaia di persone e sui palchi colorati dei vessilli delle varie contrade, indossati dai bambini in gruppo che cantano e pregano, gioiscono e sperano. Un gioco di migliaia di cuori in un unico palpito corale. Così siamo noi, ecco Siena, e non esiste un altro luogo come questo.

Annalisa Coppolaro, classe 1966, è nata a Murlo (Siena) e, dopo 14 anni a Londra, da dove ha inviato per anni corrispondenze a Nigrizia e D-La Repubblica delle Donne, nel 2010 è rientrata a Siena. Collabora con Gruppo Corriere e varie altre testate e ha pubblicato sette libri tra cui Luoghi Arcani (Ara ed.)  How to Live like an Italian,(Anova Books London) tradotto in polacco e ungherese. www.coppolaro.net

Paolo Barni, fiorentino, fotografo freelance, frequenta il Palio di Siena dal luglio 2008 e da quel momento non ne ha perso uno. Sostiene fermamente che per fotografare bene il Palio occorra conoscerlo, capirlo, anche nei meccanismi più complessi. E amarlo. www.negativodigitale.com